Vasanella: «Il 25 aprile alimenta l’odio»

26 Aprile 2020

Il presidente del consiglio comunale contro la ricorrenza: «È a uso e consumo di una sinistra faziosa»

GIULIANOVA. Il giorno dopo il “caso Paesani”, che ha visto il consigliere di maggioranza costretto a dimettersi per un post in cui si faceva beffe del 25 aprile, il presidente del consiglio comunale Paolo Vasanella, storico esponente prima dell’Msi, poi di An e di Fratelli d’Italia, ha inviato alla stampa una lettera in cui propone “riflessioni personali”, così tiene a definirle, sul 25 aprile. E si tratta di riflessioni che faranno certamente discutere.
Vasanella scrive: «Cittadini reclusi in casa, come non era mai accaduto, neanche in tempo di guerra, mentre il pericolo, per buona parte della sinistra, rimane il fascismo dopo 75 anni dalla caduta! Evidentemente l’unica ragion di vita, per Zingaretti e compagni, è quella di essere antifascisti, combattendone la presenza! Il 25 aprile», continua l’esponente politico, «è l’unica festa civile celebrativa in Italia, che riduce inequivocabilmente la Storia millenaria della nostra Patria. Troppo poco per l’Italia e la sua Civiltà, la memoria deve essere condivisa! Il 25 aprile non sarà e non potrà essere mai una festa inclusiva e nazionale, ma sarà sempre la festa delle bandiere rosse, a rappresentarne l’odio tra le due Italie, senza rendere Onore al nemico, negandone dignità e memoria, visto che l’antifascismo non avrebbe motivo di esistere, in considerazione del fatto che il fascismo è da tempo morto e sepolto !»
Vasanella rincara la dose: «Il 25 Aprile è una festa che aumenta la ipocrisia faziosa dell’odio, oggi usata per colpire particolarmente la componente politica di centro destra. Il 25 aprile non bisogna onorare solo i Partigiani, tra i quali, è bene ricordare, erano presenti chi combatteva lealmente per la Libertà e per amor di Patria e chi per instaurare la dittatura stalinista! Nel celebrare la festa della Liberazione, bisogna ricordare che nel ventennio nero furono uccisi più antifascisti italiani nella Russia comunista che nell’Italia fascista. Non bisogna dimenticare infine, che ha mietuto più vittime il comunismo in tempo di pace che il nazismo in tempo di guerra».
Vasanella si augura che «nella nostra Nazione, prima o poi», si capisca «in modo definitivo che il dividersi tra “Buoni e Cattivi” non farà altro che indebolirci difronte alla inesorabile avanzata del mondo moderno che fagocita tutto, pandemia docet!». E conclude: «Una festa quindi autoreferenziale, ad uso e consumo di una certa sinistra, che mai si è posta il tema della Pacificazione nazionale. E di conseguenza, questa giornata merita un riflessivo silenzio !».(red.te)
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