Vecchie concessioni, niente canone

16 Febbraio 2017

Di Concetto: per una recente sentenza molti non devono pagare

GIULIANOVA. Secondo una sentenza della Corte costituzionale le strutture che si trovano su aree demaniali realizzate o ristrutturate dal concessionario, rimangono di sua proprietà fino alla scadenza del titolo. Di conseguenza l'applicazione del canone così detto pertinenziale va imposto solo al nuovo concessionario.

La sentenza n. 29 del 27 gennaio hanno riflessi su tutti i titolari degli stabilimenti balneari, tanto che sono stati illustrati martedì scorso a Giulianova durante un convegno promosso dall'associazione regionale Assobalneari e da Federbalneari Abruzzo. A spiegare i dettagli della decisione dei giudici c'erano l'avvocato Ettore Nesi, consulente esperto delle associazioni dei balneari a livello nazionale e la consulente aziendale Frediani. «Quello dei canoni pertinenziali è un problema che riguarda tantissimi operatori», dice il presidente Assobalneari Morgan Di Concetto, «solo in Abruzzo i concessionari assoggettati a questo tipo di canone sono 101 e, secondo la sentenza non dovrebbero esserlo. Questa sentenza della Corte costituzionale mette finalmente chiarezza a tutta la vicenda e ci auguriamo di avere una risposta positiva da parte dei Comuni». Gli importi dei canoni pertinenziali sono abbastanza significativi, gravano non poco sui costi di gestione delle attività balneari. Per fare un esempio su una superficie commerciale di 320 metri quadrati il canone pertinenziale annuo arriva a 40mila euro. Nel corso del convegno di Assobalneari i relatori hanno anche illustrato gli aspetti più significativi della legge delega di riordino delle concessioni demaniali. «E' una legge che soddisfa le aspettative dell'intera categoria», dice Di Concetto, «ora però aspettiamo i decreti attuativi che arriveranno non prima di sei mesi e soprattutto ci auguriamo che nella fase di stesura vengano coinvolte le istituzioni europee al fine di evitare in futuro ulteriori procedure di infrazione, con il rischio di aggravare l'attuale crisi del settore». (m.l.)

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