Veco, gli operai tornano a manifestare sul tetto

27 Gennaio 2016

La protesta è scattata perché non è arrivata l’autorizzazione ambientale per la ripresa dell’attività produttiva. La Regione dovrebbe firmarla oggi

SAN BENEDETTO DEL TRONTO. Fra le ventuno persone sequestrate durante la rapina all’Unicredit di Porto d’Ascoli nel comune di San Benedetto del Tronto, il 27 agosto 2015, c’erano anche clienti di Martinsicuro. Il bottino fruttò ai malviventi oltre 115mila euro. Ora, a conclusione delle indagini coordinate dal sostituto procuratore di Ascoli Piceno Cinzia Piccioni, i carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Ascoli Piceno, coordinati dal maggiore Luigi Dellegrazie, supportati da quelli dei comandi provinciali di Catania ed Imperia, hanno dato esecuzione ad una misura cautelare restrittiva (firmata dal gip di Ascoli Giuliana Filippello) nei confronti di nove indagati, tutti ritenuti responsabili di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di più rapine nel centro-nord Italia ed altri reati connessi.

In carcere sono finiti nove catanesi di età compresa fra i 20 ed i 43 anni, due dei quali ai domiciliari. La banda, quando entrava in azione, sequestrava impiegati e clienti; faceva loro porre in bella vista cellulari e chiavi delle vetture ed attendeva anche un’ora perché si aprisse la cassaforte a tempo. Gli investigatori hanno visionato i filmati dei diversi colpi messi a segno o solo tentati dalla gang nelle province di Imperia e Venezia, nel Bolognese e a Porto D’Ascoli, notando il modus operandi comune a tutti i colpi. Hanno anche prelevato dna e impronte digitali, ascoltato i clienti sequestrati, ricostruendo una fitta rete di legami e rapporti delinquenziali che legavano i banditi ad una serie di sodalizi tutti votati all’organizzazione di colpi in istituti di credito del centro-nord Italia. I criminali etnei arrestati erano veri e propri pendolari delle rapine con sequestro di persona. (a.d.p.)