Veco, messi in mobilità i 71 dipendenti

La fonderia di Martinsicuro ferma da tre mesi accusa le autorità: «È il fallimento di chi doveva evitare la chiusura»
MARTINSICURO. Regalo amaro per i lavoratori della Veco: sotto l'albero di Natale troveranno la mobilità. L'azienda ha annunciato infatti l'avvio delle procedure di pre-licenziamento. La fonderia di Martinsicuro, da 54 anni sul mercato, volgerebbe quindi verso la chiusura.
A darne notizia ieri mattina, in una conferenza stampa nella sede di Confindustria Teramo, i vertici dell'azienda rappresentati dal direttore di stabilimento, Carlo Azzolina, e dai legali Anna Vecchiotti e Nicola Sotgiu. Quest'ultimo ha spiegato: «È un pessimo Natale sia per la Veco che per i lavoratori: in via cautelativa, per tutelare i dipendenti, l'azienda ha disposto la messa in mobilità dell'intera forza lavoro». La misura interesserà non solo i 71 lavoratori della fonderia, ma l'intero indotto per un totale di 150 persone. «Vista dall'esterno, è praticamente l'anticamera della chiusura», ha continuato Sotgiu, puntando il dito contro l'autorità amministrativa. «Purtroppo si tratta del fallimento di chi, in realtà, doveva evitare la chiusura della Veco nel pieno rispetto dell'ambiente. Il nostro augurio è che l'anno nuovo invece porti un regalo all'azienda e ai lavoratori, la riapertura della struttura». Secondo il legale per consentire la rimessa in moto della produzione azienda e sindacati stanno facendo il massimo, e attualmente anche l'autorità amministrativa si sta adoperando, la Regione come le autorità di vigilanza. «E' un'ultima corsa che dobbiamo fare tutti insieme perché far chiudere un'azienda sana, che produce reddito, sarebbe una sconfitta per tutti. La Veco non vuole sconti, rispetta già la normativa ambientale, nessuno sta rischiando la vita per la presenza dell'azienda sul territorio», ha aggiunto il legale, passando in rassegna gli investimenti messi in campo nel biennio 2010-2012, con 2 milioni di euro, e nel 2015, con un ulteriore milione di euro, per contrastare le emissioni di polveri nell'aria. «La fonderia è disposta a fare ulteriori investimenti, ma attualmente non sono sostenibili economicamente perché l'azienda è ferma da metà settembre. La Regione deve chiudere il procedimento per il rinnovo dell'autorizzazione integrata ambientale (Aia) ormai in corso da tre anni», ha sottolineato.
In merito è intervenuto anche il presidente di Confindustria Agostino Ballone: «Esprimiamo vicinanza assoluta alla Veco, associata da oltre cinquant'anni alla nostra confederazione. La fonderia ha operato nel rispetto delle normative ed è sempre stata sul mercato. Dobbiamo rilevare che per ragioni burocratiche stiamo mandando in fibrillazione un'azienda importante. C'è chi fugge rispetto alle proprie responsabilità e non possiamo tollerarlo. Ci adopereremo nelle sedi giuste a sostegno della fonderia». E i sindacati da parte loro hanno espresso profondo sconcerto. «Chi vuole far chiudere la Veco?», ha chiesto al termine della conferenza stampa Marco Boccanera, segretario della Fim Cisl Teramo, «è paradossale che non si riesca a venir fuori da questa vicenda. Non si capisce perché un'azienda che dava segnali di ripresa debba chiudere. Spero solo si tratti di una brutta parentesi». E Giampiero Dozzi della Fiom Cgil si è così espresso: «Stiamo ancora aspettando le motivazioni della decisione. Qui non si tratta di responsabilità di qualcuno, il problema vero è la non responsabilità, l'incapacità che ha portato ai licenziamenti».
Una risposta si potrà avere forse il prossimo 29 dicembre durante e a conclusione della conferenza dei servizi che dovrà esprimersi sull'Aia: i ritardi amministrativi per la sua concessione sono infatti la causa del blocco della produzione.
Emanuela Michini
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