Vengono a Teramo dalla Svezia perché testimoni in un processo

8 Giugno 2019

TERAMO. Da Stoccolma a Teramo per deporre in un processo per maltrattamenti in famiglia. Il caso è quello di una professionista teramana che accusa l’attuale ex marito imprenditore di maltrattamenti...

TERAMO. Da Stoccolma a Teramo per deporre in un processo per maltrattamenti in famiglia. Il caso è quello di una professionista teramana che accusa l’attuale ex marito imprenditore di maltrattamenti e lesioni nell’ambito di un procedimento che ormai è alle battute finali davanti al giudice monocratico Lorenzo Prudenzano. E ieri in aula sono stati sentiti tre cittadini svedesi citati come tesi a difesa dell’imputato. Gli svedesi conoscono entrambi visto che negli anni scorsi erano venuti sulla costa teramana per acquistare una casa in cui trascorrere le vacanze estive. In questo contesto hanno conosciuto la coppia visto che l’uomo ha un’impresa edile. I tre hanno raccontato di non aver mai visto l’uomo picchiare la donna, sottolineando – in merito ad alcuni episodi di lesioni contestati all’uomo – come entrambi all’epoca abbiano dato versioni diverse. «Ognuno ha detto la sua», ha detto uno dei tre tradotto dall’interprete che ha preso parte a tutte le audizioni, «ed è evidente che la verità la sappiano solamente loro due».
E per un processo per maltrattamenti che sta per chiudersi, un altro si è aperto. È quello con il rito del giudizio immediato a carico di un 24enne teramano accusato di stalking nei confronti della ex e da più di tre mesi iniziato di fronte al giudice monocratico Flavio Conciatori. Nei giorni scorsi il tribunale del Riesame ha respinto il ricorso presentato per il giovane sostenendo che «la condotta tenuta è sintomatica dell’incapacità di accettare la fine della relazione; ha dimostrato di voler controllare la ragazza come si trattasse di una sua proprietà». E ancora: «Gli inseguimenti notturni, le reiterate minacce di morte, l’agghiacciante richiamo al fatto che non ha nulla da perdere ed al compimento di azioni che lo porteranno di fronte al giudice sono segnali estremamente allarmanti, che non possono essere sottovalutati e che impongono l’adozione di misura custodiale. Quella adottata è quella minima da applicarsi tenuto conto della irreversibilità delle conseguenze che potrebbero derivare dalla concretizzazione delle minacce di morte».(d.p.)
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