Verna, addio al Pd: «Con certi dirigenti non si può restare»

Il consigliere non lascia la maggioranza ma sarà critico «Sono stanco di logiche che sfuggono al buon senso»
TERAMO . Il Pd in Comune perde un pezzo. Maurizio Verna, decano dei consiglieri, abbandona il gruppo nelle cui file era stato eletto quattro mesi. Ha comunicato la decisione ieri al presidente del consiglio comunale e ormai ex compagno di partito Maurizio Verna, dando seguito alle tensioni accumulate dopo la tornata elettorale quando di nominare gli assessori e assegnare altri incarichi. Il consigliere lo afferma chiaramente nel messaggio che motiva la sua scelta. «Un malessere che, come è noto, parte da lontano e acuito da una serie di scelte incomprensibili, come quelle dello scorso luglio», sottolinea infatti Verna che ricorda la sua militanza ventennale nell’aula consiliare che l’ha visto anche assessore ai tempi della giunta guidata da Angelo Sperandio. «Fino a quando ci saranno alcuni dirigenti, sempre perdenti in ogni competizione elettorale dove si sono misurati, il Partito democratico di Teramo continuerà a registrare defezioni interne», attacca, «oltre alla crescente disaffezione esterna degli elettori delusi». Il Pd, insomma, paga un atteggiamento ostruzionistico nei suoi confronti a cui Verna riconduce sia l’esclusione dalla giunta che la mancata designazione a presidente del consiglio. L’accusa ai vertici del partito, soprattutto Manolla Di Pasquale, il cui nome si legge tra le righe, è diretta. «Sono riusciti perfino nel “capolavoro” politico di accompagnare alla porta chi», afferma Verna, «in termini assoluti ha preso più voti nella storia del comune da quando c’è la preferenza unica». Il consigliere non si allontana dalla maggioranza ma, come già evidenziato nell’ultima seduta consiliare, il suo atteggiamento sarò critico. «Stiamo parlando da settimane di modifiche allo statuto e ai regolamenti consiliari», osserva il consigliere, «ma non si affrontano questioni fondamentali su servizi e interventi strategici». Verna si riferisce alla ricostruzione post sisma e alla retrocessione delle aree da edificabili ad agricole per evitare ai proprietari il pagamento a vuoto dell’Imu. «Stanco dopo tanto impegno e di stare a guardare dinamiche e logiche che sfuggono al buon senso e all’interesse comune, lascio», conclude.
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