Vernice nera sulla targa per il partigiano Marà

28 Aprile 2023

GIULIANOVA. Simboli che inneggiano al fascismo e al nazismo (una svastica e un busto di Mussolini) sono apparsi nella notte fra martedì e mercoledì, proprio in occasione della ricorrenza legata alla...

GIULIANOVA. Simboli che inneggiano al fascismo e al nazismo (una svastica e un busto di Mussolini) sono apparsi nella notte fra martedì e mercoledì, proprio in occasione della ricorrenza legata alla data del 25 aprile, anniversario della Liberazione d'Italia.
A denunciare gli episodi, è il movimento riconducibile alla sinistra radicale Unione popolare, attraverso il suo portavoce Daniele Di Massimantonio, che riferisce: «Nella casetta che si trova all'interno del parco Franchi, dove solitamente giocano i bambini, dei vandali hanno disegnato con dei pennarelli neri indelebili il busto di Mussolini: questa immagine, che appare proprio a ridosso dell’anniversario della Liberazione dell’Italia dal regime fascista, è uno scempio, peraltro proprio in un luogo dedito al gioco, all'educazione e al rispetto. Ci auguriamo che gli organi preposti sappiano risolvere al più presto un simile danno alla collettività». Sempre nella stessa notte, i vandali hanno anche imbrattato con vernice nera la lapide del partigiano Giovanni Marà. «E' un gesto oltraggioso che si ripete nel tempo, praticamente con cadenza annuale», continua Di Massimantonio, «il fascismo equivale a violenza, apologia della brutalità, delegittimizzazione politica ed etica di chi è portatore di opinioni differenti. L'episodio grave avvenuto martedì notte, rappresenta una censura persino dei ricordi, di una memoria collettiva: imbrattare la targa commemorativa del partigiano giuliese Giovanni Marà, non vuol dire semplicemente nascondere dei solchi su di una lapide, ma rappresenta l'infimo tentativo di cancellare una parte della nostra storia e di quella di uomini e donne che non si sono chinati dinnanzi la prepotenza nazifascista». Secondo il gruppo politico di Unione popolare, questi episodi vandalici, che si ripetono ormai da anni e sempre in occasione della festa della Liberazione, parlano di «un'emorragia in atto e, per fermarla, non abbiamo altro modo se non quello di difendere ogni giorno i valori della Resistenza». (s.g.)
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