Verso il rimpasto con tre assessori sulla graticola

Cozzi, Di Giovangiacomo e Di Stefano sono i più a rischio: le loro deleghe potrebbero essere assegnate ad altri
TERAMO. C’è fermento all’interno della giunta comunale e nella maggioranza per il rimpasto che il sindaco ha rinviato al 30 luglio con l’approvazione del bilancio. Un termine atteso dagli stessi assessori e da qualche consigliere per togliersi qualche sassolino dalla scarpa e giustificare il proprio operato, dal momento che il sindaco ha chiesto che venga messo nero su bianco in una relazione, prima di trarre le sue conclusioni sulla verifica di giunta.
La parola d’ordine al momento è “compattezza” per arrivare ad approvare il bilancio, poi si aprirà il fuoco. Sulla graticola dei mugugni in maggioranza ci sono soprattutto i titolari degli assessorati tecnici, ovvero Giorgio Di Giovangiacomo ai lavori pubblici, Rudy Di Stefano alle manutezioni e Mario Cozzi all’urbanistica. In maggioranza c’è chi sostiene sia opportuno che il sindaco dia una rimescolata a queste deleghe per evitare incrostazioni di potere come conseguenza di rapporti di lunga durata tra gli assessori e le diverse ditte operanti sul territorio.
Non sono d’accordo con questa lettura gli assessori interessati, che lasciano trasparire disappunto pur dichiarando seccamente di non voler commentare. E’ il caso dell’assessore Cozzi, che in verità detiene la delega solo dal secondo mandato del sindaco: «Io non ho nulla da dire. Penso a svolgere il mio lavoro. Non commento altro».
Analoga la posizione del collega Rudy Di Stefano che lascia intendere di avere molto da dire ma che si riserva di farlo in un secondo momento: «Io non parlo fino all’approvazione del bilancio. Tutti in questi giorni si stanno divertendo a dire la propria come se la crisi di giunta sia imputabile alla mia presenza. Se fosse così il sindaco risolverebbe il problema rimuovendomi dall’incarico, eppure non credo sia questo il problema. Certo che voglio dire la mia, ma aspetto il 30 luglio». Toni più morbidi, ma non meno contrariati quelli dell’assessore Di Giovangiacomo: «Cambiare le deleghe è una prerogativa del sindaco e le valutazioni spettano a lui. Certo però mi dispiacerebbe non vedere portare a termine le tante opere pubbliche che abbiamo avviato insieme e che adesso stanno per vedere la luce. Penso al completamento dei lavori partiti con i fondi Pisu, tipo Colleparco e Colleatterato. O il parcheggio della stazione solo per citare gli ultimi».
Non commentano nemmeno i leader delle componenti della maggioranza che sostiene Brucchi. Mauro Di Dalmazio lascia parlare sul campo il capogruppo Angelo Puglia presente ai precedenti tavoli politici. Certo è che dopo lo strappo sulla presidenza della Team, sfumata con le dimissioni di Mattucci, è difficile pensare che i “civici” si facciano strappare un assessorato chiave come quello ai lavori pubblici. Difficile anche pensare che il parlamentare di Ncd Paolo Tancredi possa accettare la revoca dell’assessorato al commercio per il fratello Marco o sacrificare l’assessore Cozzi. Alla finestra c'è anche Paolo Gatti che rimanda tutto all’impostazione che vorrà dare il sindaco alla verifica. Dice che non ci sono preclusioni, ma difende anche il lavoro degli assessori la cui longeva esperienza rappresenta un valore aggiunto: «Non mi piace l’approccio del sospetto su incrostazioni di potere, anche perché ci sarebbero in tal caso risvolti penali. Ritengo che un rapporto con la città vada ricucito e al sindaco ho detto la mia circa alcuni aspetti formali e comunicativi da migliorare, ma l’organigramma è una cosa che appassiona i giornalisti». Il sospetto di alcuni consiglieri di maggioranza è che alla fine, per via dei “paletti” che ciascuno presenterà al sindaco, strattonato anche dalla richiesta di un assessorato da Fratelli d’Italia, Brucchi deciderà di lasciare tutto com’è. E a farlo pensare è la l’annunciata riduzione del 20% delle indennità di tutta la giunta, decisione assunta dal primo cittadino per sedare tutte le polemiche interne ed esterne su questo aspetto. (m.d.t.)
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