Verzilli: «Lancione e Core indegni»

TERAMO. Il consigliere di opposizione Ivan Verzilli (ex M5S, ora aderente alla Lega) ha scritto al prefetto per segnalare «gli incresciosi episodi che sono purtroppo occorsi durante l’ultima seduta...
TERAMO. Il consigliere di opposizione Ivan Verzilli (ex M5S, ora aderente alla Lega) ha scritto al prefetto per segnalare «gli incresciosi episodi che sono purtroppo occorsi durante l’ultima seduta del consiglio comunale di Teramo dell’11 febbraio scorso», in occasione del minuto di silenzio chiesto dall’altro consigliere di minoranza Franco Fracassa, per ricordare i martiti delle foibe. Verzilli si riferisce da una parte al consigliere del gruppo di maggioranza “Insieme possiamo” Lanfranco Lancione, che è uscito polemicamente dall’aula in disaccordo con l’iniziativa, atteggiamento già criticato aspramente da diversi esponenti di Fratelli d’Italia, e dall’altra al contegno che avrebe tenuto l’assessore Andrea Core. «Nelle more dello svolgimento del minuto di silenzio», scrive Verzilli al prefetto, «mentre tutti i presenti erano in piedi, dal sindaco agli assessori, ai consiglieri, ai dipendenti comunali, ai giornalisti e ai cittadini presenti, solo due persone restavano sedute e parlavano fra di loro sul fondo dell’aula, l’assessore Andrea Core e un altro soggetto non identificato. Anche questo episodio è testimoniato dai presenti e dalle telecamere». Verzilli si rivolge quindi al prefetto chiedendo «un suo autorevole intervento, in qualità di massimo rappresentante del governo sul territorio teramano, al fine di stigmatizzare il contegno serbato dai due rappresentanti delle istituzioni cittadine, Lanfranco Lancione e Andrea Core». «Non si tratta, invero, soltanto di due sgarbi istituzionali», prosegue la lettera al prefetto, «bensì di una vera e propria violazione di legge, in quanto – come ella ci insegna – il “Giorno del ricordo” rappresenta una solennità civile nazionale italiana, celebrata il 10 febbraio di ogni anno, istituita con la legge 30 marzo 2004 n. 92, la quale persegue la finalità di “conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”. Coloro che hanno abbandonato la sala in segno di protesta e coloro che erano seduti a parlare, piuttosto che stare in piedi in silenzio durante il minuto di raccoglimento, non sono degni di rappresentare le Istituzioni».

