Via alla riforma della giustizia: in città il primo osservatorio

Tribunale, Procura, avvocati e università organizzano dei gruppi di lavoro sulle linee guida L’entrata in vigore è prevista a dicembre dopo lo slittamento deciso dal nuovo governo Meloni
TERAMO. Il governo Meloni ha fatto slittare al 30 dicembre l’entrata in vigore della riforma della giustizia, quella dell’ex guardasigilli Marta Cartabia, ma il tempo (fuori dalle aule di tribunale) corre veloce e gli operatori si preparano a declinare le nuove regole. Parte da questo assioma di base l’attività promossa dall’osservatorio sulla giustizia penale che ieri in tribunale ha visto magistrati (giudici e pm), avvocati e università, in particolare la facoltà di giurisprudenza, avviare un confronto su quelle che saranno le nuove regole del processo con le varie declinazioni sul piano attuativo.
Non è escluso che questi due mesi vengano usati dal nuovo governo per apportare delle modifiche mantenendo sempre la data di fine anno visti gli impegni internazionali presi con l’Unione Europea per ottenere i fondi del Pnrr accorciando i tempi della giustizia italiana dopo i continui richiami che ormai da tempo arrivano dalla Ue proprio sui tempi lunghi dei processi. Una iniziativa, quella di costituire gruppi di lavoro formati da tutti gli operatori della giustizia, in questo caso partita dal giudice Flavio Conciatori che nel suo intervento, riferendosi alla riforma Cartabia, ha parlato di «rivoluzione copernicana». All’incontro erano presente il presidente del tribunale Carlo Calvaresi, il procuratore Ettore Picardi, il sostituto procuratore Davide Rosati, il presidente della Camera Penale Gennaro Lettieri, il presidente del Consiglio dell’Ordine Antonio Lessiani e per l’ateneo, nella sua veste di componente di uno dei gruppi ricerca, il docente universitario e avvocato Marco Pierdonati. L'intento è quello di organizzare gruppi di lavoro sui vari aspetti della riforma che vanno dalla transizione digitale alle sentenze di proscioglimento, dalla citazione in giudizio alla giustizia riparativa. «Teramo, forse tra le prime in Italia, vuole farsi trovare pronta», dice Lessiani, «trovare prassi condivise e il modo di applicarle. La riforma c'è, ora si tratta di applicarla: gli operatori del diritto devono farsi trovare preparati. È un cambio epocale, che contiene aspetti complicati. Sono stati realizzati dei gruppi di lavoro con i magistrati per approfondire materia e linee guida». Per l’avvocato Lettieri, uno dei decani dei penalisti teramani, l’augurio è che questa riforma, così come già successo con le altre, «non resti solo sulla carta ma che venga concretamente calata nella realtà dei processi». Con la speranza che si acceleri soprattutto su un aspetto: quello «del meno carcere e più pene alternative».
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