Viale Crispi, lo “steccone” sarà demolito

Dichiarato inagibile, l’edificio degli anni Cinquanta che ospita appartamenti e negozi verrà ricostruito con i fondi del sisma
TERAMO. Da oltre mezzo secolo è lì, con il suo profilo asciutto, regolare, immutato nel tempo. A breve non ci sarà più: lo sfratto per inquilini e commercianti è fissato al 31 maggio e di lì a qualche settimana dovrebbe partire la demolizione. Parliamo dello “steccone”, l'edificio di viale Crispi, proprio di fronte alla stazione ferroviaria, che ospita dal 1958 il bar Gramenzi, per citare solo l'attività di più lungo corso, e nel vicolo sul retro alcune caratteristiche case “a ringhiera”.
IL PROGETTO. L'immobile, in seguito a sopralluoghi tecnici, è stato dichiarato inagibile: a pesare, oltre agli anni, il sisma del 2016 che ha provocato diverse lesioni, anche se non in tutte le parti dello stabile. Le riunioni di condominio e il lavoro dei professionisti incaricati hanno portato all'avvio di una procedura che attualmente si trova negli uffici dell'Usr, organismo deputato a valutare la conformità degli atti e del progetto per dare l'ok alla demolizione e ricostruzione: un’opera che sarà in larga misura finanziata proprio coi fondi del sisma. Dunque lo “steccone” – tra gli ultimi segni della Teramo del dopoguerra in un quartiere ormai quasi completamente fatto di palazzi anni Settanta-Ottanta – sparirà per lasciare spazio a una nuova struttura più sicura e moderna ma identica per volume all'attuale. Anche sotto il profilo estetico e architettonico dovrebbe essere mantenuto l'aspetto odierno. Ad assicurarlo è l'ingegnere Alfonso Marcozzi che su incarico del condominio sta seguendo l'iter. «Si tratta di un immobile che non risponde più alle esigenze di sicurezza. La Protezione civile lo ha etichettato come edificio di categoria E, dunque inagibile», dice l'ingegnere, che spiega poi come il progetto di rifacimento ricalchi «lo stabile attuale, come forma e dimensioni: non ci sarà nessuno stravolgimento. Quell'immobile era nato come capannone, poi negli anni Cinquanta è stato adibito a negozi e appartamenti. L'intervento permetterà di restituire ai proprietari un edificio di valore e sicuro. Ci sono state delle polemiche e qualche resistenza sul tipo di attività da svolgere: qualcuno non era d'accordo con la demolizione, ritenendo sufficiente una ristrutturazione. In realtà i costi sarebbero stati maggiori e il risultato non eccellente come invece sarà», chiarisce Marcozzi.
GLI ESERCENTI. E infatti qualche voce polemica si è sollevata nelle ultime settimane. Andrea Cipollone è il titolare dell'ortofrutta, ereditata dai genitori, che da decenni si trova in affitto nell'edificio. Sta preparando il trasloco. Ha affittato un locale a poche decine di metri di distanza, in via Molinari, ma «le spese per spostarmi sono tante», dice, «e onestamente non ritengo necessario l'intervento di demolizione: il mio locale è perfetto, qui non c'è neppure una crepa, come anche per altri spazi di questo immobile. Le criticità potevano forse essere sanate con una ristrutturazione che ci permettesse almeno di continuare a lavorare qui», conclude Cipollone. Pierluigi Gramenzi, titolare dell'omonimo bar e proprietario del locale, ha invece deciso che non riaprirà altrove. Trasferire per uno o due anni un'attività del genere, dice, «è complicato, ha costi elevati, e probabilmente non conviene: aspetterò che finiscano i lavori per riaprire qui, sperando che i tempi siano veloci. Sospendere l'attività ci metterà sicuramente in difficoltà. Forse per la demolizione si poteva aspettare che finisse questa crisi legata al Covid e forse si poteva pensare seriamente a ristrutturare anziché abbattere». L'edificio da quarant'anni ospita anche la tabaccheria-ricevitoria Ricci che il 31 maggio si trasferirà a un tiro di schioppo, in via Pellecchia, accanto al Globo. «I disagi ci sono sicuramente ma il progetto ci permetterà di rientrare poi in un edificio sicuro e a norma. Questa è la cosa più importante. Appena i lavori saranno conclusi, torneremo qui», dice la titolare Giuseppina Di Sabatino.
Gli inquilini degli appartamenti sono quasi tutti andati già via. Chi è rimasto, sta preparando le valigie.
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