Vibrata rinato, maglia nera al Tordino

8 Settembre 2018

Il torrente quest’estate non ha causato sforamenti dei limiti, il fiume ne ha provocati sette sui dieci complessivi

ALBA ADRIATICA. Quando piove i fiumi fanno ancora paura al turismo balneare, ma non il Vibrata, che è diventato il primo della classe. Nonostante in questa stagione estiva i casi di inquinamento da batteri fecali siano più che raddoppiati lungo la costa teramana rispetto all'anno scorso (che fu da record positivo), il torrente che termina il suo corso tra Alba Adriatica e Martinsicuro è andato in controtendenza e ha dimostrato di poter superare anche gli effetti della pioggia. Il Vibrata, dopo un passato drammatico, ha concluso così il secondo anno di fila senza provocare divieti di balneazione nei tratti di mare più vicini alla sua foce. A sancirlo i dati resi pubblici dall’Arta sulle analisi dell’acqua di mare effettuate lunedì scorso, le ultime della stagione.
Nel 2017, il merito per la stagione perfetta dal punto di vista della qualità del mare fu assegnato alla siccità: niente piogge ad intasare i sistemi idrici cittadini e trascinare a mare eventuali depositi di inquinanti. Nella stagione 2018, invece, è piovuto persino il giorno prima dell’ultimo prelievo dell’Arta. Questo non ha comunque intaccato la salubrità del mare nei pressi della foce del Vibrata, dimostrando che davvero qualcosa è cambiato a livello strutturale nella gestione del sistema idrico, grazie all’impegno delle autorità e degli operatori turistici. Il discorso vale soprattutto per Alba Adriatica che, dopo due anni senza divieti di balneazione, può ora tornare a sperare nella riconquista della Bandiera blu. Per Martinsicuro, invece, dalle ultime analisi è arrivato l’unico neo della stagione: un caso di presenza di batteri fecali superiore ai limiti in un tratto di mare distante chilometri dalla foce del Vibrata e dunque non imputabile al torrente.
Ma se dai risultati delle analisi stagionali il Vibrata esce in maniera totalmente positiva, la stessa cosa non si può dire per la maggior parte degli altri fiumi teramani, che hanno provocato la crescita dei casi di inquinamento, da quattro a dieci in un anno. La maglia nera va al fiume Tordino, colpevole nel 2018 di sette casi di valori di batteri enterococchi o escherichia coli oltre i limiti: tre nel punto di prelievo posto a 360 metri a nord della sua foce, a Giulianova, e quattro nel punto posto 300 metri a sud, a Roseto, dove lunedì i batteri escherichia coli hanno superato di sette volte il limite, seppure qui la balneazione sia vietata in modo permanente. Durante la stagione, un caso di inquinamento da batteri fecali è arrivato anche per la sponda giuliese del Salinello, uno invece per il tratto di mare vicino al Cerrano, a Silvi.
Tra i dati stagionali pubblicati ieri dall’Arta, in realtà, mancano ancora i risultati dei prelievi effettuati mercoledì nel mare antistante Silvi e Pineto, dove però non sembrano essere stati registrati ulteriori casi di superamento dei limiti, che avrebbero già imposto ai sindaci di firmare ordinanze di divieto di balneazione. All’appello mancano anche i risultati di un altro campionamento alla foce del Tordino: quello che si terrà il 17 settembre sulla sponda nord di Giulianova, in quanto punto “osservato speciale” dall’Arta.
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