Villa Ranalli, incuria e degrado: il Comune punta all’esproprio

Roseto. L’immobile e il giardino, in abbandono da anni, assediati dalla vegetazione che crea disagi L’amministrazione ha disposto due interventi di pulizia, ma i proprietari sono all’estero e non pagano
ROSETO. Erba alta, rami pericolanti, topi e serpenti. È la condizione in cui versa villa Ranalli a Cologna Spiaggia. Per risolvere il problema igienico-sanitario l’amministrazione comunale intende procedere con l’esproprio dell’immobile e dell’area verde circostante, tramite il consolato italiano in Svizzera dove vive una degli attuali proprietari. La situazione, secondo il Comune, non è più sostenibile soprattutto per chi vive nelle abitazioni vicine.
«Valutiamo la possibilità di fare un esproprio per pubblica utilità agendo attraverso il consolato italiano», spiega l’assessore al bilancio Zaira Sottanelli che conosce bene la vicenda in quanto residente proprio nella frazione rosetana, «questa sarebbe una svolta perché Cologna Spiaggia avrebbe così un bellissimo immobile da poter utilizzare. Io come assessore e i consiglieri Addazii e Chiarobelli (anch’essi di Cologna Spiaggia ndc) manteniamo sempre l'attenzione alta». In passato era stato l’assessore Nicola Petrini prima dell’attuale amministrazione a inizio consiliatura a disporre interventi di pulizia dell’area, realizzati e addebitati ai proprietari del rudere. Questi ultimi, però, non hanno mai ripianato le spese sostenute dall’ente. «Purtroppo non possiamo far fare un’altra pulizia perché con la terza ci sarebbe una reiterazione della mancanza di un introito, essendo sempre a spese dei nostri cittadini e dobbiamo evitare l’eventuale danno erariale», prosegue Sottanelli, «quel rudere è la vergogna di Cologna Spiaggia. Stiamo cercando di trovare un modo per uscirne e mi auguro si possa fare a breve». I proprietari di villa Ranalli sono una decina di eredi che attualmente vivono in America. «L’unica più vicina si trova a Ginevra in Svizzera», fa sapere Sottanelli, «al nostro insediamento abbiamo fatto di tutto, anche tramite un loro avvocato che sta seguendo delle cause per denunce varie che riguardano l’immobile, ma non ha più contatti con la signora. Abbiamo parlato anche con dei parenti che sono in Italia, ma anche loro non hanno più rapporti con lei». L’amministrazione si è anche rivolta all’ufficio anagrafe di Ginevra, scoprendo che la signora alloggia in una residenza sanitaria. «Abbiamo scritto direttamente alla casa di cura, ma non ci ha mai risposto», continua Sottanelli, «ci siamo rivolti anche agli altri eredi intimando loro di rifondere le spese per i due interventi di pulizia disposti dalla nostra e dalla precedente amministrazione. Abbiamo pensato di motivare l’esproprio con il recupero delle somme non versate dagli eredi per tributi locali e lavori realizzati per la messa in sicurezza, ma l’importo dovuto non giustifica l’acquisizione forzata dell’immobile». L’unica possibilità, dunque, resta quella di agire tramite il canale diplomatico.
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