Violentò figlia 13enne e suocera, definitiva la condanna a 8 anni

8 Marzo 2019

ROSETO. È il sigillo della Cassazione a chiudere, almeno dal punto di vista giudiziario, un’altra drammatica storia di violenza in famiglia: quella di un padre condannato per aver violentato la...

ROSETO. È il sigillo della Cassazione a chiudere, almeno dal punto di vista giudiziario, un’altra drammatica storia di violenza in famiglia: quella di un padre condannato per aver violentato la figlia di 13 anni e la suocera.
Nella giornata di mercoledì i magistrati della Suprema corte hanno respinto il ricorso presentato dall’uomo e confermato la sentenza di secondo grado: otto anni di carcere e la perdita della responsabilità genitoriale. La vicenda, per cui il pm Laura Colica (titolare del fascicolo) all’epoca aveva chiesto ed ottenuto dal gip la misura dell'allontanamento dell'uomo dalla casa familiare, era emersa dopo la segnalazione di alcuni insegnanti. Docenti attenti che, evidentemente, erano riusciti a percepire i segnali di disagio della ragazzina, il cambiamento di una studentessa che da estroversa era diventata introversa, da sorridente imbronciata e silenziosa. Ma che, nonostante tutta, era riuscita a confidare qualcosa che non doveva cadere nel vuoto. In primo grado l’uomo, un 50enne di Roseto, era stato condannato a nove anni al termine di un rito abbreviato davanti al gup Domenico Canosa. I giudici d’appello avevano rideterminato la pena da nove ad otto anni a causa dell’assorbimento di un reato in un altro (i maltrattamenti alla suocera sono confluiti nella violenza)e avevano accolto in toto la richiesta della perdita di responsabilità genitoriale fatta dall’avvocato Anna Candelori che assiste la minore per cui è stato nominato un curatore speciale. L’uomo era accusato di aver abusato della figlia e della suocera, di aver maltrattato la moglie e l’altro figlio sempre minore. Dopo l'allontanamento del padre, la Procura aveva continuato a fare i suoi passi e aveva chiesto ed ottenuto dal gip di ascoltare la minore con la formula dell'incidente probatorio in un'audizione protetta davanti al giudice nel corso della quale la ragazzina aveva confermato le accuse. Un passaggio, quello dell'incidente probatorio, che la Carta di Noto - strumento che ormai da tempo individua e descrive il protocollo da seguire quando c'è una minore che si ipotizzi vittima di abusi - ritiene indispensabile. L’uomo ha fatto ricorso in Cassazione assistito dall’avvocato Antonio Di Blasio, ma i giudici ermellini lo hanno respinto. Già nelle prossime ore potrebbe entrare in carcere.(d.p.)
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