Violenza sulle donne, ignorata la Provincia

L’azienda sanitaria organizza un convegno per varare un progetto e dimentica consigliera di parità e Cpo
TERAMO. La consigliera di parità Anna Pompili e la presidente della commissione pari opportunità della Provincia Desiree Del Giovine sono saltate sulla sedia quando hanno visto che ieri la Asl organizzava e ospitava un convegno su "Emergenza Codice Rosa, violenza di genere". Convegno per illustrare un progetto a cui entrambe, insieme alla Asl e ad altre istituzioni, stanno lavorando da medi per creare una sorta di percorso per le donne oggetto di violenze che arrivano in pronto soccorso ma che poi hanno bisogno di tutta una serie di aiuti e di strutture. Sono saltate sulla sedia perchè loro di quel convegno, non ne sapevano niente.
Eppure erano stati invitati a prendere parte ai lavori in parecchi: dalla consigliera di parità della Regione Letizia Marinelli (che però ieri non c’era) al sostituto procuratore Bruno Auriemma al prefetto Valter Crudo, solo per citarne alcuni. Ma loro no. E nemmeno le responsabile del centro antiviolenza La Fenice e di Casa Maia, che dovrebbero essere colonne portanti del percorso. «Constatiamo con piacere che le buone idee e le proposte concrete vengono realizzate. Siamo felici se le donne potranno contare su un nuovo e valido strumento contro la violenza di genere, il Codice Rosa», scrivono Pompili e Del Giovine, che si dichiarano «sorprese e amareggiate» nell’apprendere «per vie peraltro assolutamente informali che siamo state completamente escluse sia dal progetto che dal convegno che, a quanto ci è dato di capire, è servito proprio a presentare il protocollo d’intesa per far partire il Codice Rosa. Al di là di quello che potrebbe essere lo sgarbo istituzionale, che pure ha il suo peso, rimane il fatto che la Provincia ha dato il via, ormai 4 anni fa, al progetto di rete istituzionale contro la violenza di genere» con La Fenice e Casa Maia, ma non solo. «Ci domandiamo come sia stato possibile dimenticarlo e ci domandiamo come si possa portare avanti un servizio come il Codice Rosa senza che nella rete vi siano gli unici servizi provinciali che di violenza si occupano professionalmente e quotidianamente con una esperienza che sul territorio non ha precedenti».Un impegno trasversale di tante donne, dalla consigliera di parità alla Cpo all’assistente sociale della Provincia, alle professioniste del centro antiviolenza e di Casa Maia, fanno notare. (a.f.)
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