Violenze per settimane sui familiari: arrestato
Sant’Omero, in carcere il 38enne gestore di un bar già chiuso dal prefetto Madre, padre e fratello denunciano ai carabinieri: «Minacce e botte continue»
SANT’OMERO. La quarantena da incubo fatta passare ai familiari è costata il carcere a D.D.A., 38 anni, di Sant’Omero, già noto alle cronache per le violazioni cumulate in piena emergenza coronavirus, quando è stato trovato più volte nel bar che gestiva a Garrufo di Sant’Omero dove faceva dirette Facebook, musica e arrosticini, violando le misure restrittive. Prima del coronavirus il suo bar era stato chiuso provvisoriamente dal questore e, in piena pandemia, è stato il prefetto a chiudergli l’esercizio per 25 giorni aprendo la strada alla revoca della licenza che però solo il sindaco di Sant’Omero, Andrea Luzii, può disporre.
Questa volta è per maltrattamenti in famiglia che D.D.A. è finito in galera. La famiglia era esasperata dai comportamenti violenti del 38enne che, quotidianamente, maltrattava la madre con pesanti ingiurie ed epiteti volgari, minacciandola di morte e di incendiare la casa. Obbligava la poveretta a cucinare per lui ad orari determinati perché in casa, diceva, era lui a comandare. In alcune occasioni aveva minacciato la madre di gettarla dal balcone qualora non avesse eseguito alla lettera i suoi ordini perché, diceva, era lui il padrone di casa. E obbligava anche padre e fratello a sottostare ai suoi voleri. Non voleva essere contraddetto e neppure fermato quando pompava musica a tutte le ore dal balcone, con un impianto di amplificazione, dando fastidio anche al vicinato. I suoi contest erano annunciati e trasmessi sul suo profilo social. In una circostanza, in preda ad una crisi violenta, non aveva esitato a colpire il padre al braccio rompendogli l’omero, mentre in un’altra occasione aveva colpito con un oggetto contundente il fratello, intervenuto a difesa del padre, provocandogli lesioni al volto e alle gambe, colpite con una spranga.
I familiari, dopo tanto subire, si sono rivolti ai carabinieri di Nereto i quali, dopo aver raccolto una dettagliata denuncia e aver sentito alcuni testimoni, hanno rimesso una minuziosa informativa al pubblico ministero Francesca Zani la cui istanza è stata accolta dal giudice per le indagini preliminari Marco Procaccini, che ha emesso l’ordinanza di applicazione della misura cautelare in carcere eseguita martedì pomeriggio. L’accusa è di maltrattamenti in famiglia continuati ed aggravati. L’uomo è stato portato nel carcere di Rieti dopo non aver trovato posto in quelli di Teramo, Ascoli e Pescara.
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