Violenze sulla convivente, condannato

20 Febbraio 2016

Un anno e tre mesi a un teramano accusato di maltrattamenti. Dovrà pagare anche 20mila euro per i danni morali

TERAMO. Non si possono quantificare i danni morali subiti in tre anni di maltrattamenti e vessazioni, ma il loro riconoscimento in un’aula di tribunale dà ancora di più il senso dell’ennesima storia di botte e violenze in famiglia. Il giudice Roberto Veneziano ha condannato un 41enne teramano imputato di maltrattamenti all’ allora compagna ad un anno e tre mesi e al pagamento di ventimila euro per i danni morali.

I fatti contestati all'uomo (difeso dall’avvocato Filippo Torretta che annuncia ricorso in appello) risalgono ad un periodo che va da luglio 2010 a luglio 2013 quando secondo l'accusa (titolare del fascicolo il sostituto procuratore Irene Scordamaglia), l'uomo avrebbe maltrattato e picchiato quotidianamente la donna anche in presenza della loro bambina. «Violenze che sarebbero continuate anche dopo la fine della convivenza fino a quando la donna, finita per l’ennesima volta al pronto soccorso dell’ospedale, non si è rivolta al centro antiviolenza “La Fenice”, trovando così anche la forza di denunciare l'uomo.

Scrive nel capo d’imputazione il pm Scordamaglia: «Poneva in essere nei confronti della convivente vessazioni di ordine fisico, morale e psicologico consistite, in particolare, nel precluderle ogni relazione sociale ed ogni amicizia; nel rivolgerle insulti e nel minacciarla con espressioni del tipo “io non ti ammazzo e non ti lascio segni, non sono così stupido”; nel percuoterla afferrandola per i capelli e bloccandole braccia e gambe, stringendole le mani attorno a collo fin quasi a soffocarla, assestandole schiaffi, calci e pugni, scagliandole addosso ogni tipo di oggetto domestico». E scrive ancora il pm nel capo d’imputazione «costringeva la parte offesa a vivere in un clima di sofferenza fisica e psichica incompatibile con il rispetto della sua dignità e con i doveri di solidarietà nascenti dalle relazioni familiari». La donna si è costituita parte civile assistita dall’avvocato Manola Di Pasquale.

A denunciare le violenze fu proprio la convivente che, dopo essere finita per l’ennesima volta al pronto soccorso, venne da subito seguita da un’assistente sociale e successivamente si rivolse al centro antiviolenza. Un percorso nel tempo che l’ha portata a rivolgersi alla forze dell’ordine per denunciare.

Così sono scattate le indagini che ben presto si sono trasformate in un fascicolo arrivato sul tavolo del pm Scordamaglia. Ieri, poi, la sentenza di condanna di primo grado.(d.p.)

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