Virus, a Roseto la psicosi esplode solo sui social

28 Febbraio 2020

Insulti e minacce via web al 50enne lombardo contagiato e alla sua famiglia

ROSETO. Chi invita alla calma, chi invece si scaglia contro il “settentrionale”, con parole pesanti, attraverso la tastiera. È psicosi a metà a Roseto dopo la scoperta, ieri mattina, del primo caso di coronavirus in città. L’impiegato brianzolo 50enne trovato positivo a un primo test era da venerdì scorso, con la sua famiglia, nella casa estiva che possiede a Roseto e ha girato, ovviamente, per bar, ristoranti e supermercati. Grazie alle belle giornate di sole, avrà anche passeggiato sul lungomare e nel centro cittadino. Attività normali per chiunque: ma molti cittadini, sui social, si sono immediatamente scatenati in una sorta di “caccia al settentrionale”, come se l’uomo avesse commesso chissà quale delitto. Peraltro tante famiglie del nord, data la difficile situazione in Lombardia per il contagio da coronavirus, e comunque residenti fuori dalle zone rosse, sono venute da queste parti per paura, approfittando delle loro seconde case. Ma questo non basta a evitare la “caccia all’untore” sul web. C’è chi propone “due bei calci piazzati bene nel fondoschiena dopo la sua guarigione, dopo l’ignoranza che ha dimostrato venendo e girando qui”, e chi addirittura vorrebbe farsi giustizia da solo. “Se non lo uccide il virus lo ammazzo io con le mie mani sto menefreghista”, ha scritto un utente, mentre un altro leone da tastiera lo considera “un deficiente” che strozzerebbe con le sue mani. C’è poi chi invoca la legge penale. “Com’è che questi sono usciti da quelle zone? Non è punibile penalmente?”, scrive un altro, “mi spiace per lui ma ha violato la legge e deve essere punito questo incosciente”. Altri “geni” propongono la “quarantena in galera per lui e per tutta la sua famiglia”.
In giro per la città, però, la situazione è completamente diversa: nessuna mascherina in giro, niente panico. Sembra un giovedì come gli altri, giorno di mercato sul lungomare. «C’è forse troppo allarmismo», dice Antonio Lamolinara, uno degli ambulanti, «e la paura prende subito il sopravvento. Il fatto che ci sia poca gente in giro per il mercato sicuramente non è colpa di questa notizia ma di una crisi generale dell’economia. Anche la settimana scorsa e due settimane fa l’affluenza era la stessa». Tra le bancarelle Lina Palumbo, tra un acquisto e l’altro, invita alla calma. «È bene non sottovalutare la cosa», afferma Palumbo, «ma neanche creare allarmismi inutili. C’è troppa psicosi in giro, alimentata anche dai vari media. Bisogna sì informare, ma con competenza». Proseguendo la camminata tra i banchi troviamo un altro ambulante, Gabriele Nardi, che teme ulteriori ripercussioni negative sugli acquisti. «La preoccupazione degli operatori», evidenzia, «è che queste notizie possano creare un eccessivo allarmismo con ripercussioni negative sul nostro lavoro. Ci auguriamo che la situazione sia circoscritta, e che nel più breve tempo possibile si possa tornare alla normalità. Il panico crea delle situazioni spiacevoli e dei giudizi azzardati». Ci spostiamo in zona stazione e al bar della Stazione c’è Gianni Intellini, uno dei titolari. «Hanno pensato di chiudere i varchi delle zone rosse solo sabato», dice, «forse dovevano pensarci prima. È anche vero che il signore trovato positivo non proviene da una zona rossa, dunque anche lui era inconsapevole».
Una cosa è certa: ieri mattina intorno alle 8, quando si è diffusa la notizia che le scuole sarebbero rimaste chiuse perché c’era un caso di coronavirus, tra i genitori degli studenti la preoccupazione è stata grande. Ma si è trattato di reazioni comprensibili e non violente, a differenza del linciaggio virtuale riservato poi al malato e alla sua famiglia sui social.
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