Vittima dell’usura in aula «La mia vita, un inferno»

21 Dicembre 2019

Silvi, imprenditrice racconta: «Interessi del 600%, non finivo più di pagare» A processo coppia di Giulianova, la donna costretta ad assumere un loro figlio

SILVI. In un’aula di tribunale racconta l’inferno in cui è finita dopo aver chiesto un prestito iniziale di poco meno di duemila euro. «Ho smesso di vivere» dice ai giudici questa imprenditrice di Silvi che ha avuto il coraggio di denunciare. A processo per usura ci sono Antonella Di Febo e il suo compagno Anacleto Di Rocco, entrambi di Giulianova (difesi dall’avvocato Giuseppe Pantaleone). «Avevo debiti per l’azienda e così ho chiesto soldi, piccole somme», dice, «ma da quel momento in poi la mia vita è diventata un inferno. A un certo punto la mia unica preoccupazione non era salvare l’azienda ma come ridare i soldi a loro».
I fatti contestati ai due risalgono al 2017 quando l’imprenditrice aveva deciso di chiedere un prestito complessivo di circa settemila euro in tre tranche. Soldi che i due, secondo l’accusa, le avrebbero concesso dandole la somma in tre rate ma pretendendo un interesse mensile del 50 per cento, pari di fatto al 600 per cento annuo. Una condizione che l'imprenditrice avrebbe accettato nella convinzione di riuscire a restituire quanto prima quei soldi.
Dall'estate del 2017 fino alla fine dello stesso anno, secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini, sarebbe riuscita a restituire ai due oltre 15mila euro. Somma che avrebbe corrisposto in parte in contanti e in parte attraverso l'assunzione fittizia, ma retribuita, del figlio della donna nella sua azienda. «È durata per sei mesi», racconta la donna davanti al collegio presieduto da Flavio Conciatori (a latere Lorenzo Prudenzano e Enrico Pompei), «ma lui non è mai venuto a lavorare». Secondo l’accusa sostenuta dalla Procura (Enrica Medori il pm titolare del fascicolo) i due le avrebbero contestato dei ritardi nei pagamenti e così le avrebbero chiesto altri 12mila euro, iniziando a minacciarla con telefonate, sms, messaggi su whatsapp e aspettandola sotto casa e fuori dal posto di lavoro.
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