Vittime di truffa, per sei stranieri permesso di soggiorno speciale

17 Gennaio 2023

TERAMO. Sono vittime di una presunta truffa: hanno pagato somme tra mille e tremila euro a imprenditori per ottenere un posto di lavoro necessario per avere il permesso di soggiorno. Per quei fatti c’...

TERAMO. Sono vittime di una presunta truffa: hanno pagato somme tra mille e tremila euro a imprenditori per ottenere un posto di lavoro necessario per avere il permesso di soggiorno. Per quei fatti c’è un processo in corso a quattro imprenditori e loro, cinque cittadini pakistani e un nigeriano, si sono costituiti parte civile. Ma nell’attesa che la giustizia faccia il suo corso (con i tempi lunghi dei procedimenti penali) grazie a un articolo previsto dalle normativa sulle sanatorie e rivolto proprio alle vittime di reati è stato riconosciuto il permesso di soggiorno per attesa occupazione. Ovvero possono rimanere un anno per trovare lavoro senza essere in clandestinità. L’istanza presentata nei mesi scorsi dal legale che li assiste, l’avvocato Luca Macci, è stata accolta dalla prefettura. «Dopo aver atteso per lungo tempo la chiamata per la stipula del contratto», si legge nell’istanza presentata dal legale, «i lavoratori stranieri appuravano che le procedure di emersione non avevano, sin dall’origine, i requisiti di legge e che le somme di denaro pagate erano destinate ad altri fini personali del datore di lavoro e pertanto presentavano querela alla Procura per il reato di truffa. Nelle more dell’esito dell’instaurando procedimento penale, appare opportuno, come già avvenuto negli anni passati con riferimento alle indagini relative alle false sanatorie, concedere agli stranieri un permesso di soggiorno per attesa occupazione. Che tale provvedimento risulta necessario alfine di concedere allo straniero vittima della truffa la possibilità di reperire altra occupazione lavorativa». L’inchiesta è nata dalla denuncia degli stranieri che hanno raccontato di aver dato soldi senza aver mai ottenuto nulla. Così ha scritto una delle presunte vittime nella denuncia finita in Procura: «Sono entrato in Italia clandestinamente. Per il mio sostentamento ho prestato attività lavorativa subordinata presso il mio connazionale titolare di una ditta. In occasione dell’entrata in vigore della legge sulla sanatoria il mio connazionale mi rappresentava la possibilità di trovare lavoro presso una ditta agricola italiana di sua conoscenza e quindi di prendere un regolare permesso di soggiorno e regolarizzare la mia presenza in Italia. Il mio connazionale mi chiedeva il pagamento della somma di 5mila euro, di cui 2500 in anticipo al momento dell’invio della domanda di sanatoria e 2500 euro a conclusione del procedimento di rilascio, oltre a 500 euro per le spese». (d.p.)