Viviani prepara il ricorso contro l’espulsione dal Pd

22 Settembre 2017

Intanto spuntano nuovi post sugli immigrati che hanno motivato la cacciata Dopo Mariani, sostegno da Ginoble: «Decisione troppo dura, vogliono spaccarci»

ALBA ADRIATICA. Arriva la conferma, con tanto di motivazioni: Gabriele Viviani è stato espulso dal Partito Democratico per aver «diffuso messaggi dal contenuto razziale». E’ stato infatti ufficializzato il risultato del procedimento disciplinare inflitto dalla commissione di garanzia regionale del partito, anticipato nei giorni scorsi su Il Centro dal segretario regionale Marco Rapino e comunicato allo stesso ex segretario del circolo di Alba Adriatica mercoledì sera tramite mail.
Tra le frasi scritte da Viviani sulla propria bacheca Facebook che gli sono costate l’espulsione, però, non ci sarebbero solo quelle già nell’occhio del ciclone, come quella ormai virale sui social che proponeva la «crociera verso il nord Africa» ai migranti irregolari. Segno, questo, che l’organo di controllo del partito ha passato al setaccio il suo profilo Facebook. Nelle motivazioni del provvedimento, infatti, sarebbe segnalata anche la frase a commento di un articolo di cronaca sul sequestro di merce contraffatta ad Alba Adriatica, in cui Viviani se la prende con i «buonisti sinistri» sul tema degli extracomunitari. Ma all’ormai ex segretario locale viene contestato anche di aver semplicemente condiviso su Facebook un post di Vittorio Sgarbi che parlava del difficile rapporto tra musulmani e cristiani. Quindi, secondo la commissione, si registra principalmente la violazione dell’articolo 2 del codice etico del partito che impone agli iscritti l’impegno al dialogo contro razzismo e violenza, ma anche il contrasto a ogni forma di discriminazione. Violazioni sarebbero anche all’articolo 4 dello stesso codice e all’articolo 22 dello statuto nazionale del Pd.
Viviani, dal canto suo, resta ancora in silenzio stampa. Sembra, però, che abbia già attivato i legali per impugnare la decisione della commissione di garanzia. E non è scontato che il ricorso sia finalizzato a restare nel partito: l’unica cosa certa, secondo chi gli è vicino, è che tenterà di riabilitare l’immagine della sua lunga militanza politica nel centrosinistra. Intanto, dopo due giorni di guerra aperta, a livello provinciale e regionale il partito vive una fase di quiete, anche se solo apparente: si attendono, infatti, mosse soprattutto da parte di Rapino. In attesa sarebbe soprattutto il capogruppo in consiglio regionale Sandro Mariani, che ha pubblicamente voluto legare il mantenimento del proprio ruolo istituzionale alla permanenza di Viviani nel partito. A sostegno dell’ex segretario del Pd albense, ieri si è aggiunta la voce dell’onorevole Tommaso Ginoble, deputato rosetano: «E’ in atto una caccia all’uomo, un’evidente volontà dei vertici pescaresi di ridurre in briciole il Pd di Teramo nel delicato momento dei congressi e di dividerci, zittirci e minare la nostra forza», e poi: «Le esternazioni di Viviani potevano meritare un richiamo, non un’espulsione, soprattutto senza un preventivo confronto».
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