«Vogliamo sapere chi ha ucciso Giulia»

La ragazza precipitata dal cavalcavia: «Amava la vita, non si è suicidata: dopo nove mesi troppe le cose ancora da chiarire»
TORTORETO. Non si arrendono. Perchè la morte è un inaccettabile imprevisto nell’affollata quotidianità della vita di una ragazza di 19 anni che sognava di vivere a Londra. Meri Koci e Luciano Di Sabatino da nove mesi attendono risposte. «Nessuno ci dice niente, ma noi abbiamo il diritto di sapere che cosa succede e quale direzione hanno preso le indagini»: perchè questi genitori al suicidio della loro figlia Giulia, precipitata da un cavalcavia e dilaniata sull’A14 nel giorno del suo compleanno, non hanno mai creduto. «Sappiamo che tanto lavoro è stato fatto e tanto ne stanno ancora facendo», dicono, «ma ora dopo nove mesi vogliamo sapere che cosa è emerso. Fino ad oggi, però, nessuno ci ha dato delle risposte. Noi non ci fermiamo: nostra figlia non aveva nessuna fretta di morire e lotteremo fino alla fine per darle giustizia». Perchè di una cosa sono sicuri: ci sono persone che sanno qualcosa di quella sera e che non parlano. «Ci sono ancora troppe cose non chiarite, non dette su quella sera, sulle ultime ore di vita di mia figlia» dice mamma Meri che ha messo insieme tante certezze, ha incontrato e parlato con tutti, ha ricostruito spostamenti e raccolto testimonianze. «Io non mio fermo», dice, «e più vado avanti e più sono certa che c’è qualcuno che mente, che non dice la verità su quella sera e su quella notte. Come si fa a suicidare una ragazza che metteva da parte soldi per andare a Londra? Io e mio marito siamo sicuri che Giulia sia stata uccisa».
Nel fascicolo della procuraaperto per istigazione al suicidio sono indagati l’uomo di 41 anni che quella sera del 31 agosto diede un passaggio in scooter per un tratto di strada alla ragazza incontrata vicino al bowling e il 25enne che con la sua Panda rossa l’accompagnò vicino al cavalcavia, il giovane che quella sera ebbe un rapporto sessuale con Giulia. «Ma se non aveva niente da nascondere», dicono i genitori, «perchè non ha parlato subito? Dice che aveva paura di farlo, ma noi non gli crediamo. Lui dice che ha conosciuto nostra figlia solo quella sera, ma noi sappiamo che ci sono degli amici comuni che hanno vissuto a Londra». Nelle scorse settimane in procura è rientrata una prima consulenza disposta dai pm sui telefonini e i computer di Giulia e degli indagati, mentre a Roma solo poco tempo fa sono iniziate le operazioni di comparazione tra il Dna del giovane conducente della Panda rossa e la traccia di liquido seminale trovata sui resti della ragazza. Comparazione che, nei fatti, non dovrebbe portare a nessuna scoperta particolare visto che è stato lo stesso ragazzo, prima ancora di essere indagato, a dire di aver avuto un rapporto sessuale con la 19enne a cui quella sera diede un passaggio. «Ci sono troppi punti non chiariti e noi con rabbia diciamo queste cose», dicono i genitori alla presenza del loro avvocato Antonio Di Gaspare, «a noi resta l’enorme solidarietà della gente, anche di tanti sconosciuti che ci chiamano per starci vicino e chiederci a che punto sono le indagini».(d.p.)
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