«Voglio riprendermi una rivincita sul passato»

La testimonianza del figlio in carcere per reati legati alla droga «Ho toccato il fondo, ma poi con tutte le mie forze sono riuscito a risalire»
TERAMO. Sono un ragazzo chiuso di carattere. Quando mi è stato chiesto di partecipare a questo progetto, in cui era necessario mettere a nudo la propria vita, i rapporti familiari, ero alquanto restio. Mia madre mi ha convinto, lei che come me non dimostra i suoi sentimenti, ma affida gioie e dolori ai fogli di carta,e dice che scrivere aiuta a guardare il proprio dolore, la disperazione, la rabbia, la gioia, la speranza….
E così eccomi qui a scrivere: ho 35 anni e un fardello sulle spalle che neanche un 60enne riuscirebbe a trascinare, ma come dice sempre mia madre, si arriva all'alba passando obbligatoriamente per la notte. Quando sono nato mia madre aveva 13 anni, mio padre 14, due bambini con un neonato da crescere, e cosa ne è venuto fuori? Mio padre entrò quasi subito nella tossicodipendenza e mia madre, dopo aver tentato per due anni di tirarlo fuori, andò via di casa prendendomi con sé. Doveva pensare a tutto, vitto alloggio…non mi faceva mancare niente, se le avessi chiesto la luna me l'avrebbe data, faceva di tutto per me. Aveva sempre tanti soldi. Diventato grande mi spiegò che i soldi avevano una provenienza illecita ed anche lei aveva iniziato a fare uso di droga.
Da lei non me lo sarei mai aspettato, provavo odio per lei ma nello stesso tempo l'amavo. Io e lei siamo sempre stati una cosa sola. Avevo solo 9 anni, ero già un uomo, mia madre mi chiamava"il piccolo grande uomo",quando lei cominciò ad entrare ed uscire di galera. Non avevo più un punto di riferimento, non volevo stare con nessun altro dei miei parenti, e allora girovagavo, dormivo dove capitava, iniziai a rubare e a 14 anni entrai anch'io nel tunnel della droga. La prima persona a cui lo dissi fu proprio mia madre. Se le avessi sparato dritto al cuore le avrei dato meno dolore: lo capivo dai suoi occhi, dalle lacrime che non scendevano più perché si erano prosciugate. Cercò di farmi capire che quella era una strada sbagliata, avendo anche lei stessa come esempio avrei dovuto starne alla larga, ma purtroppo quando si entra nel tunnel della droga difficile uscirne. Iniziai anch'io prima al carcere minorile. Poi alla comunità infine in carcere, entravo io e usciva mia madre, o viceversa. Sono arrivato a toccare il fondo, ma poi con tutte le mie forze sono risalito, soprattutto per mia madre, che nel fondo ci stava morendo. Oggi ci troviamo in carcere a pagare per vecchi errori del passato che riaffiorano sempre.
L'ultima volta che siamo stati arrestati inizialmente eravamo a Chieti, poi avendo trasferito mia madre a Teramo ho chiesto anch'io il riavvicinamento per i colloqui con lei. All'inizio Castrogno mi sembrava un carcere duro, non passava mai il tempo, la solita monotonia dentro quattro mura; ma ad ogni colloquio mia madre mi ripeteva di avere fiducia, di mostrarmi sempre gentile ed educato, ed anche se ero molto sfiduciato, per lei sono andato avanti. Ho seguito i suoi consigli, sono passati anni ma alla fine mi hanno inserito nelle attività lavorative, all'interno della sezione. Il tempo cominciava a scorrere più velocemente. Poi un giorno mia madre mi disse che aveva conosciuto un sociologo, Matteo, mi proponeva di incontrarlo perché era un ragazzo come me ed era sicura che mi ci sarei trovato bene. Così feci la domandina per parlarci ed ora lui per me è un amico, posso parlare di tutto , soprattutto del mio e del futuro di mia madre. Eravamo intenzionati a prenderci la rivincita sul nostro passato, così dopo un percorso abbiamo iniziato a prendere permessi insieme, mia madre ed io, accompagnati da Matteo. Che emozione passeggiare insieme, vedere mia madre finalmente sorridere. Oggi dopo un lungo lavoro su di me mi trovo ad essere inserito nelle attività in art. 21; per me è una grande opportunità e per questo ringrazio tutti gli operatori, il comandante e il direttore che mi hanno dato fiducia.
Ma ho voluto scrivere un articolo sulla mia storia soprattutto per far conoscere il mondo della carcerazione all'esterno, credo che spesso la gente abbia una visione distorta dei detenuti. Vorrei far capire che siamo persone anche noi, con errori alle spalle, difetti ma anche qualche pregio, magari anche con la volontà e la capacità di cambiare il proprio percorso di vita. Vorrei dare un consiglio ai ragazzi: state lontani dalla droga; la droga all'inizio fa sentire immortali, ma col passare del tempo rende vuoti e inutili, e induce a mettersi nei guai, quando va bene si va in carcere, ma si può anche morire. Ai genitori vorrei suggerire di non abbassare mai la guardia, di non dire mai " queste cose mio figlio non le fa", perché magari presi dal lavoro quotidiano tanti atteggiamenti dei figli sfuggono. Bisogna parlare dei problemi, ascoltare ed osservare.
Gianluca Baldini
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