«Volevano accoppare anche la vicina»

29 Ottobre 2019

Processo Santoleri: in aula la testimonianza di un altro detenuto che racconta le confidenze di papà Giuseppe

TERAMO. «Giuseppe mi ha detto che è stato il figlio a soffocarla sul divano e che volevano accoppare anche la vicina che aveva visto la macchina girata proprio per caricare il corpo»: è un altro detenuto a scandire una nuova udienza del processo a carico di Giuseppe e Simone Santoleri, padre e figlio di Giulianova accusati di aver ucciso la ex moglie e mamma Renata Rapposelli.
Il teste che in aula srotola accuse e ricordi è uno dei reclusi del carcere di Castrogno già da tempo finito nel fascicolo della Pubblica accusa (rappresentata dal pm Enrica Medori) a blindare il pesante capo d’imputazione. Lui come gli altri due ascoltati la scorsa volta e l’altro in programma per la prossima udienza. Confidenze catturate nell’istituto penitenziario teramano dove Giuseppe è ancora recluso e dove lo è stato anche Simone prima di essere trasferito Lanciano e poi a Pescara. Racconta l’ultimo, all’epoca in cella con Giuseppe: «Fu lui a dirmi che a soffocare la donna era stato il figlio sul divano di casa e che mentre il figlio le stringeva le mani al collo lui le teneva i piedi. Il corpo lo hanno tenuto in casa un giorno e una notte prima di metterlo in macchina e portarlo in quel posto delle Marche perché pensavano che così potesse esser incolpato un amico della donna e anche perché pensavano che il corpo in quel posto fosse mangiato dagli animali». E aggiunge: «Giuseppe mi disse anche che il figlio aveva distrutto il telefono cellulare della donna e aveva messo la scheda Sim in acqua proprio per danneggiarla». Dichiarazioni contestate dai difensori di Simone, gli avvocati Gianluca Reitano e Gianluca Carradori, che a suon di domande hanno cercato di minare l’attendibilità del teste.
Prossime udienze davanti alla Corte d’assise presieduta da Flavio Conciatori (a latere Lorenzo Prudenzano) l’11 e il 18 novembre con l’audizione di un altro detenuto e di vari rappresentati della polizia giudiziaria impegnati in diverse operazioni all’epoca delle indagini. Successivamente, probabilmente a dicembre, ci sarà l’udienza dedicata ai periti nominati dalla corte, Giuseppe Orfanelli e Giuseppe Cimini, che ormai da settimane hanno riconsegnato la loro perizia psichiatrica. Le conclusioni sono uguali per padre e figlio: entrambi sono capaci di intendere e di volere e possono «partecipare coscientemente e utilmente al processo».
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