Volontari di Kerjgma tra i testimoni dell’orrore di Bucha

5 Aprile 2022

Da giorni sono impegnati a distribuire viveri nella zona  Giulianova, il racconto di una profuga fuggita con tre figli

TERAMO. Davanti all’orrore di Bucha, quello delle fosse comuni con centinaia di morti e dei cadaveri lungo le strade con le mani legati, si sono trovati i volontari dell'associazione Kerjgma di Isola del Gran Sasso.
Si tratta dei referenti locali dell’associazione, da tempo presente in Moldavia e per questo tra i primi ad intervenire in Ucraina per portare beni di necessità molti dei quali raccolti proprio nel Teramano. «Abbiamo visto il disastro che c'è stato e continua», hanno scritto in un post sui social, «sono stati davvero ammazzati tanti civili vicino a Kiev. Siamo riusciti a portare pane e alimenti a persone che non vedevano aiuti da quando è iniziata la guerra. Non dobbiamo mollare, non possiamo abbandonare queste persone, dobbiamo continuare a raccogliere cibo in scatola e farmaci».
Intanto sono sempre di più i profughi ucraini arrivati nel Teramano. Tra questi c’è Mariana Dzera, ospitata a Giulianova. «In questo momento è impossibile sorridere, il pensiero è sempre in Ucraina e anche da qui cerco di dare il mio contributo. Noi che siamo in Italia stiamo bene, sono loro che sono rimasti a combattere e a vivere coraggiosamente ad aver bisogno di aiuto» racconta con gli occhi lucidi e mentre cerca di non farsi sentire dai suoi tre bimbi. Mariana è arrivata a Giulianova grazie al supporto dell'amica Nadia Fedirko lasciando il suo studio da notaio a Rogatyn, la casa. Una decisione difficile, ma necessaria. «I primi giorni ho lavorato perché da pubblico ufficiale ho vidimato le autorizzazioni dei mariti a far partire i figli minorenni con le mamme», dice, «quando questo atto non occorreva più abbiamo deciso di fuggire». Con i bambini con la febbre alta e il marito hanno raggiunto la frontiera verso la Romania dove sono stati tre giorni. «Abbiamo conosciuto una famiglia che nel Donbass aveva perso la casa per le rivolte tra russi e ucraini, poi aveva perso anche quella di Kiev per i bombardamenti» aggiunge. Mariana è in contatto con amici e parenti che si sono arruolati nella Resistenza e si è attivata per aiutare il suo popolo. «Ci sono bambini che muoiono di sete e fame», dice ancora, «senza pensare a quello che è accaduto a Bucha, un genocidio. Chiedo agli italiani di inviare alimenti, ma anche materiale per i combattenti come bende, coperte e materiale termico».(a.d.f.)
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