Zippilli: questa pandemia è uno shock per le aziende

Analisi preoccupata del presidente di Confindustria Teramo: «Un aiuto arriverà da Recovery fund e Mes ma sono a rischio tanti posti di lavoro, bisogna salvarli»
TERAMO. Nell’ultimo anno la manifattura teramana, come quella mondiale, ha subito uno shock per la pandemia, registrando il tasso di espansione dell’attività industriale più basso dell’ultimo decennio.
Cesare Zippilli, presidente di Confindustria Teramo, analizza la situazione del sistema produttivo provinciale. «In questo scenario ancora in piena evoluzione è difficile prevedere con quali tempi si tornerà ai livelli di produzione manifatturiera pre-crisi. L’economia teramana è completamente immersa in questo scenario», esordisce, «le conseguenze della pandemia sono state gravi soprattutto per l’industria, che ha risentito della cancellazione di ordini dal mercato interno ed estero, e per alcune attività terziarie (turismo, trasporti, attività ricettive e di ristorazione). Infatti, l’impatto sui livelli di attività della manifattura è stato immediato e violento. Nei due mesi di lockdown (marzo e aprile) la produzione è diminuita di oltre il 40%. Il recupero dei livelli produttivi da maggio è stato istantaneo, così che nel giro di quattro mesi il livello di produzione è tornato intorno ai valori di gennaio. Ma le prospettive per i mesi autunnali sono tornate negative, in linea con l’aumento dei contagi a livello globale e con l’introduzione di nuove misure volte a limitare la diffusione del virus».
L’impatto della crisi sanitaria sui settori industriali è stato disomogeneo. A livello settoriale si passa dal -92,8% dei prodotti in pelle al -5,5% del farmaceutico. I settori meno colpiti sono stati quelli delle filiere strategiche, la cui attività è stata consentita anche durante il lockdown.
Zippilli parla di «un diffuso calo delle vendite nei primi nove mesi dell'anno e un ulteriore indebolimento dell'attività di investimento. Le esportazioni si sono fortemente contratte, soprattutto nell’automotive. Per i prossimi mesi le aspettative rimangono improntate alla cautela, anche se riteniamo possibile un consolidamento della ripresa delle vendite. Nell’insieme dei primi tre trimestri oltre il 60% delle imprese ha registrato un calo delle ore lavorate (solo poco più del 10% ha indicato un incremento)». Le esportazioni dunque si sono contratte e sul fronte del mercato interno il presidente di Confindustra fa notare che le più̀ recenti stime di Confcommercio per il 2020 indicano in Abruzzo un calo dei consumi di circa l’8%.
In provincia «le maggiori criticità», fa notare Zippilli, «si sono registrate in quei settori più legati ai consumi interni: turismo, industria mobiliera, industria legata all’edilizia, l’automotive che risente anche del calo della domanda dei mercati esteri. Fortunatamente abbiamo tutto l’agroalimentare che va bene e che per la nostra economica provinciale è un comparto fondamentale. La nostra economia provincia ha dimostrato in passato e lo sarà ancor di più in questa occasione, di avere gli anticorpi per superare le crisi e programmare la crescita per il futuro. Adesso c’è bisogno di un durissimo lavoro, per il rilancio della nostra economia provinciale serviranno delle scelte: serve una visione di come evolvere, un progetto che abbia il suo fondamento nell’ambito della strategia europea, capace di realizzare un nuovo disegno di sviluppo industriale della nostra provincia. Un’opportunità è offerta da recovery fund e Mes. Su questi due filoni abbiamo attivato un tavolo permanente, insieme alle organizzazioni sindacali, sui progetti infrastrutturali e di qualificazione e riqualificazione puntando alle nuove professionalità che l’innovazione ci chiederà. Progetti che la Regione dovrà inserire dentro le richieste da sottoporre alla Comunità Europea per il recovery fund entro marzo 2021.Un altro argomento è quello del lavoro. Non nascondo una forte preoccupazione: con lo sblocco dei licenziamenti saremo chiamati a una grande responsabilità sociale. Dobbiamo assolutamente scongiurare la perdita di posti di lavoro. Ma non è una cosa facile. Le stime di oggi ci presentano numeri drammatici. Il lavoro stabile rischia di essere messo in seria discussione. L’unica certezza è che il lavoro stabile si garantisce sostenendo la manifattura». (a.f.)
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