Zona gialla, i bar senza cucina protestano

3 Febbraio 2021

Non possono fare l’asporto dopo le 18. L’assessore Filipponi: «Hanno ragione, così si creano disparità»

TERAMO. Tra i settori maggiormente colpiti dalla crisi legata al Covid c'è quello della ristorazione e delle attività di somministrazione di cibi e bevande. Ristoranti, bar, enoteche, pub oltre a dover affrontare i continui cambi di colore, stabiliti dalla recrudescenza o meno della pandemia sui vari territori, devono infatti i conti con il susseguirsi di decreti e ordinanze che oltre a generare confusione e rendere spesso difficili anche i controlli da parte delle forze dell'ordine, creano infatti spesso ulteriori disparità tra le varie attività. Con il risultato che il settore è sempre più in crisi e i commercianti sempre più arrabbiati.
Tra i provvedimenti maggiormente contestati, come evidenzia l'assessore al commercio ddel Comune di Teramno Antonio Filipponi, che ha raccolto le lamentele di molti titolari di bar e attività di somministrazione, c'è quello che limita la vendita da asporto, dalle 18 alle 22, a tutta una serie di attività. Tra queste quelle che rientrano nel codice Ateco 56.3, ovvero bar e altri esercizi simili senza cucina (come enoteche, birrerie, caffetterie). Oggetto del contendere la linea dettata dalle Faq pubblicate sul sito del Governo, dove viene precisato come la vendita con asporto sia vietata dalle 18 alle 22 ai soggetti che svolgono come attività prevalente quella di bar senza cucina. «Gli altri bar, quella con la cucina, possono continuare a fare l'asporto anche in quella fascia oraria», spiega l'assessore Filipponi, «con il risultato di creare un ulteriore spaccature tra le attività commerciali. E questo in un settore che vive già un momento di forte difficoltà». Ma non solo. Perché in generale le attività di ristorazione e somministrazione di alimenti e bevande, dopo un anno di continue chiusure e aperture parziali, chiedono oggi di poter restare aperte, in zona gialla anche la sera, magari con regole più restrittive ma certe.
«Misure temporanee assunte per far fronte all'emergenza non possono diventare strutturali», commenta Filipponi, «serve un piano di lungo respiro che consenta alle attività di lavorare in sicurezza e di poter programmare. Molti ristoranti ad esempio chiedono perché non possono restare aperti la sera, magari limitando la presenza ai tavoli ai soli nuclei familiari o restringendo la platea di chi può andare a mangiare insieme fuori».
Di certo, come hanno dimostrato i primi due giorni in zona gialla, la possibilità per bar e locali di poter contare su più spazio all'esterno, sta dando un po’ di respiro alle attività. Ieri e l'altro ieri, infatti, i tavolini fuori dai locali nel centro della città e non solo erano pieni di cittadini felici di potersi sedere nuovamente a prendere un caffè o a bersi un aperitivo. Un piccolo sprazzo di normalità in un periodo di restrizioni che, dati i numeri della pandemia, sarà probabilmente destinato a durare ancora a lungo.
Alessia Marconi
©RIPRODUZIONE RISERVATA.