È il volto storico della procura teramana

15 Aprile 2019

Nella sua lunga carriera si è occupato di importanti inchieste, tra cui l’omicidio dei Masi a Nereto

TERAMO. Cinquantacinque anni, nato a Roma, sposato con l’avvocato Cinzia Di Teodoro e con una figlia, Paola, che studia all’università, il pubblico ministero Bruno Auriemma è un volto storico della procura teramana. Fratello del procuratore capo di Viterbo ed ex consigliere del consiglio superiore della magistratura Paolo Auriemma, è in servizio a Teramo dai primi anni ’90. In passato è stato magistrato componente della commissione tributaria e della commissione di esame per l’abilitazione dell’esercizio della professione forense. Nel periodo di vacatio tra il pensionamento dell’ex procuratore capo Gabriele Ferretti e la nomina e l’insediamento del suo successore Antonio Guerriero, Auriemma ha ricoperto anche il ruolo di procuratore capo facente funzioni e attualmente è nel pool di magistrati della procura di Teramo che si occupa prioritariamente di reati contro la pubblica amministrazione, violenza e stalking.
Nel corso della sua lunga carriera si è occupato di diverse importanti inchieste, tra le quali l’omicidio dei coniugi Masi a Nereto nel 2005. Magistrato di grande esperienza e spiccata sensibilità ha affrontato indagini particolarmente delicate, come quella che nel 2010 lo ha portato ad aprire un fascicolo su un sacerdote teramano accusato di violenza sessuale su una bambina di 10 anni, o come quella sulla morte nel 2011 della piccola Elena, la bambina dimenticata in auto dal padre. Tra i casi di cronaca di cui si è occupato più di recente l’omicidio di Maria Rosa Perrone, la donna di Alba Adriatica accoltellata in auto dall’ex marito William Adamo e l’omicidio di Roberto Tizii, il 35enne di San Benedetto freddato con un colpo di pistola a Martinsicuro in un agguato che sarebbe stato una vendetta per una discussione avuta qualche ora prima con l’albanese Arjan Ziu.(a.m.)
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