È morto D’Angelo, grande alpinista

22 Marzo 2016

Era di Pietracamela, aveva 95 anni. Ha aperto le vie più estreme del Gran Sasso e conosciuto i più famosi scalatori

L'alpinismo italiano è in lutto per la morte di Lino D'Angelo di Pietracamela, 95 anni compiuti lo scorso 3 gennaio, di cui ben 65 trascorsi come guida alpina. Annoverato tra gli uomini che hanno fatto la storia dell'alpinismo italiano nell'opera di Giulio Malfer "Sguardi dall'alto", Lino si è spento ieri mattina all'Aquila, città in cui viveva dal 2010 con la figlia Anna.

Lino ha soltanto 15 anni quando da solo scala per la prima volta il Gran Sasso, di nascosto dalla madre. Dopo qualche anno ripercorre tutte le vie aperte dagli alpinisti suoi colleghi, cominciando così ad acquisire quella che lui stesso definiva «una tecnica rudimentale». «Promosso guida», raccontava tempo fa in un'intervista, «nasce in me il desiderio di aprire nuovi itinerari sul Gran Sasso, diversi rispetto alle vie già note». Lino si iscrive agli Aquilotti di Pietracamela, il primo gruppo alpinistico italiano ufficiale, costituitosi nel 1925 ad opera di Ernesto Sivitilli, a cui seguiranno nel 1939 "Gli scoiattoli" di Cortina d'Ampezzo e nel 1946 "I ragni" di Lecco. E a soli 29 anni scala per primo il Monolito del Corno Piccolo. Nel 1958 scala il terzo pilastro sul Paretone della vetta orientale del Corno Grande. Nel 1967 affronta la parete Nord del monte Camicia in pieno inverno. E ancora apre, tra le tante altre, lo "Spigolo delle guide", sul Corno Piccolo. Tutti percorsi di alpinismo estremo, affrontati negli anni in cui l'equipaggiamento è rudimentale e garantisce margini di affidabilità e sicurezza non paragonabili a quelli odierni. La decisione di smettere di arrampicarsi arriva a 77 anni, il 16 agosto del 1998. «Ripetere dopo 42 anni il Monolito del Corno Piccolo», ricordava Lino con emozione, «è come toccare il cielo con un dito. Ripercorrendo questa bellissima via, metro dopo metro, accarezzo tutti gli appigli di 42 anni fa e li saluto cordialmente per l'ultima volta, mentre nella mia mente si ripresentano come una pioggia improvvisa i tanti ricordi».

Durante la sua vita, Lino ha avuto il piacere di conoscere grandi alpinisti e di portarli anche sul Gran Sasso come Walter Bonatti, Cesare Maestri, Fosco Maraini (papà di Dacia), Kurt Diemberger ed altri di cui parla nel suo libro autobiografico "Le alte vie di una vita" (Verdone Editore) uscito nel 2009. Custode solitario delle montagne che per lui non hanno avuto segreti, Lino si è occupato della ristampa del volume "Aquilotti del Gran Sasso. Pietracamela 1925-2006", pubblicato per festeggiare il cinquantenario degli Aquilotti. Gruppo che lo commemora con affetto attraverso il suo presidente Claudio Intini, che ricorda ancora con emozione «il passaggio di consegna del gagliardetto degli Aquilotti che ci fece in Comune qualche anno fa». Lino lascia la figlia Anna, le nipoti Paola e Federica e la piccola Fiamma, che gli aveva fatto provare la gioia di diventare bisnonno. I funerali si svolgeranno oggi alle 14.30 nella chiesa di San Giovanni nella sua amata Pietracamela.

Catia Di Luigi

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