È scontro sulla sfiducia a Di Sabatino

1 Dicembre 2015

I promotori della mozione hanno chiesto di discuterla anche se non era all’ordine del giorno

TERAMO. Nervi tesi in aula per la sfiducia al presidente del consiglio comunale Milton Di Sabatino. La mozione, promossa da Paola Cardelli e firmata da quasi tutta l’opposizione e da Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale, non era all'ordine del giorno della seduta di ieri, ma ha scatenato comunque lo scontro politico. A surriscaldare gli animi è stata la scelta dell’amministrazione di rinviarne la discussione ad un apposito consiglio che sarà convocato giovedì. Secondo Cardelli la mozione andava messa subito ai voti e per questo ha presentato una specifica ricihiesta. Ne è derivato un confronto molto teso sull’interpretazione del regolamento consiliare che, oltre a Di Sabatino, ha coivolto anche la segretaria generale Patrizia Scaramazza. Cardelli e il grillino Fabio Berardini hanno accusato l’amministrazione di fare «giurisprudenza creativa» piegando le norme a interessi personali e di voler differire il confronto in aula sulla sfiducia. «La maggioranza non vuole sottrarsi alla discussione», ha ribattuto il sindaco Maurizio Brucchi a detta del quale non c’erano le condizioni d’urgenza per inserire la mozione nella scaletta dei lavori della seduta di ieri. I consiglieri di Fdi-An Raimondo Micheli e Domenico Sbraccia si sono schierati con l’opposizione ma la maggioranza ha respinto con 19 voti la richiesta. Il confonto in aula sarà comunque preceduto da una riunione del tavolo del centrodestra nel quale Brucchi e gli alleati ridefiniranno gli equilibri interni alla coalizione. «Non ho problemi a rivedere i ruoli», osserva, «ma il riassetto resterà entro il perimetro di questa maggioranza». Brucchi, insomma, conta di assorbire i malumori e le iniziative come quella di Alfonso Di Sabatino Martina che annuncia il varo entro fine anno di un nuovo movimento civico centrista che recupererà «la capacità di ascolto non praticata dai partiti». Alla mozione di sfiducia manca l’avallo anche un consigliere di opposizione. Gianluca Pomante non l’ha firmata perché la ritiene inutile e inelegante: «Ci sono cose ben più gravi da denunciare e su cui confrontarsi». (g.d.m.)

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