A Chieti la lotta Airc contro i tumori
I risultati finora raggiunti dal progetto sul cancro alla prostata L’obiettivo è un test genetico per poter salvare l’organo
PESCARA. Il tumore alla prostata è silenzioso e talvolta riscontrabile solo attraverso biopsie. Eppure la ricerca sul cancro sta mettendo a punto un progetto in grado di percepire la gravità di una lesione in mondo da poter predisporre una terapia mirata. Di questo, ma non solo, si occupa la professoressa Emma Di Carlo, del dipartimento di Medicina e Scienze dell’Invecchiamento, ricercatrice per conto di Airc.
Il progetto del quale è responsabile la docente dell'università di Chieti, che coordina altri 6 professionisti tra medici specializzandi e tecnici, prevede l'analisi morfologica, genetica e molecolare del tessuto della prostata sano e tumorale e l'analisi molecolare delle rare cellule tumorali circolanti nel sangue dei pazienti con cancro alla prostata per la realizzazione di un metodo in grado di prevedere l’aggressività del cancro stesso.
Airc ha finanziato questa ricerca, della durata totale di tre anni, già due anni fa. Il carcinoma alla prostata è il secondo per incidenza negli individui di sesso maschile, dopo quello ai polmoni. I soggetti più a rischio sono gli uomini che hanno superato i 50 anni di età, per i quali si renderebbero necessari controlli annuali, almeno a livello ematologico con la rilevazione del valore del Psa.
«La nostra ricerca», dice la Di Carlo, «si basa sulla premessa che il cancro alla prostata ha caratteri assai eterogenei, variabili da persona a persona. La possibilità di mettere a punto un test di carattere genetico e molecolare che consenta di capire se la lesione avrà evoluzione maligna o se è a lenta crescita e quindi biologicamente non aggressiva, è assai importante perché consente di pianificare un approccio terapeutico calato su quel paziente specifico. Trattandosi di una fascia di età adulta-anziana, questo permetterà di salvaguardare ad esempio l'organo, mentre oggi l'unica possibilità è quella di un intervento di asportazione dell'organo e dei linfonodi drenanti che determina poi conseguenze invasive».
Con alcune lesioni riscontrate in biopsia grazie ai pazienti del SS. Annunziata che hanno detto sì alla ricerca, dunque, si può convivere. Secondo lo specialista il tumore della prostata è spesso asintomatico, rilevabile con biopsia come tanti piccoli focolai. Come in tutte le neoplasie, la componente ereditaria gioca un ruolo importante: qualora vi fosse in famiglia un parente di primo grado che è stato affetto dalla malattia, sarebbe bene iniziare i controlli prima e renderli più frequenti.
Fondamentale infine per la prevenzione, corretta alimentazione ed un peso adeguato. «Grasso addominale e sovrappeso», prosegue la professoressa, «sono fattori di rischio che aumentano la possibilità di sviluppare neoplasie».
Paola Toro
©RIPRODUZIONE RISERVATA

