LA GIORNATA DEL RICORDO

A Marcinelle è bufera sulla memoria. Spalle voltate al Governo italiano

9 Agosto 2026

Sindacalisti belgi girati davanti a La Russa: «Fascisti». FdI incolpa la Cgil. Landini smentisce

PESCARA

La memoria di chi partiva allora e non è più tornato. Il destino di chi parte oggi verso l’Europa. I migranti di ieri, quelli di oggi. La dignità di chi è in cerca di una migliore esistenza. E mentre il presidente del Senato Ignazio La Russa legge le parole che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha affidato a un messaggio, un gruppo di sindacalisti avvolti da fazzoletti rossi gira le spalle all’esponente del governo italiano. Pochi frammenti di un video e in un baleno monta una bufera che ricorda quella del 1994 quando Elio Di Rupo, allora vicepresidente del governo belga, abruzzese figlio di emigranti, rifiutò di stringere la mano di Giuseppe Tatarella, vicepresidente del Consiglio e ministro del primo governo Berlusconi. Una protesta, quella del sindacato, che scuote le celebrazioni per il settantesimo anniversario della tragedia consumatasi nelle viscere del Bois du Cazier, dove persero la vita 262 minatori (136 erano italiani, sessanta arrivavano dall’Abruzzo).

Nel luogo della grande tragedia sul lavoro – non la prima sul suolo Europeo, ma questa fu uno spartiacque nel mondo del lavoro – si amplia così la frattura che da anni segna la gran parte delle ricorrenze del nostro Paese. Il 70° anniversario del disastro, alla presenza di una delegazione partita dall’Abruzzo e rappresentata dal presidente Marco Marsilio, era stato pensato come un momento di memoria e di orgoglio per in vista della prossima assunzione dell’8 agosto a Giornata europea delle vittime del lavoro. La giornata viene invece dominata dalla bagarre scoppiata tra Fratelli d’Italia e la Cgil. All’arrivo del presidente La Russa i primi segnali di nervosismo da parte della comunità del Pays Noir, l’area della Vallonia dove è situata Charleroi. La protesta dei belgi inizia fuori dal perimetro della miniera del Bois du Cazier e raggiunge l’apice quando i membri del principale sindacato belga, l’Fgtb, decidono di voltare le spalle a La Russa mentre leggeva il messaggio del presidente Mattarella. Ripetendo lo stesso copione quando, sul palco, sale la vicepresidente del Pe Antonella Sberna. Da lì in poi sul filo Marcinelle-Roma corre uno scontro totale animato dal fatto che Fratelli d’Italia punta il dito contro la Cgil (presente con una folta delegazione guidata da Maurizio Landini e anche in questo caso con la presenza di esponenti sindacali abruzzesi), incolpandola della clamorosa protesta.

Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, al Bois du Cazier, durante la cerimonia di commemorazione per la tragedia di Marcinelle dell'8 agosto del 1956, tra i più gravi incidenti sul lavoro della storia europea, Marcinelle, 8 agosto 2026. X IGNAZIO LA RUSSA +++ ATTENZIONE: L'ANSA NON POSSIEDE I DIRITTI DI QUESTA FOTO CHE NON PUO' ESSERE PUBBLICATA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA +++ NPK +++

«La Cgil deve vergognarsi, dimostra una totale mancanza di senso delle istituzioni, un odio cieco che oggi travolge persino il presidente della Repubblica. La sinistra si dissoci da questo scempio!», le frasi del capodelegazione di FdI al Pe Carlo Fidanza. Un modo per accendere la miccia, nei giorni in cui è già alta la tensione nel parterre della politica europea per ciò che accade con Ceuta e il governo spagnolo alle prese con una crisi migratoria. E mentre Landini si affretta a smentire – «Fidanza ha preso un colpo di sole, la Cgil non si gira mai dall’altra parte in nessun momento, tantomeno nel rispetto del nostro presidente della Repubblica – Giorgia Meloni decide di entrare a gamba tesa. Mostrando la sua ira in un post sui canali social. Quello della Cgil «è un gesto grave e vergognoso. Marcinelle è il luogo della memoria, del rispetto e della dignità del lavoro. Chi oggi ha scelto di voltare le spalle ha mancato di rispetto a tutto questo», la stoccata firmata dalla premier. E La Russa? Definisce il gesto «un volgare atto propagandistico».

Tanta confusione e un turbinio di attacchi. A quel punto a uscire allo scoperto è il sindacato belga. «Ci siamo girati noi, perché siamo contro la presenza di partiti fascisti, e per noi FdI è un partito di estrema destra», rivendica il segretario regionale di Charleroi dell’Fgtb, Vincent Pestieau, sottolineando che la protesta non è stata contro Mattarella, ma perché «La Russa ha parlato a nome del governo». «Dare la parola a lui, a delle idee fasciste, è un insulto alla memoria delle vittime», rincara la dose Martine Vandevenne, tra coloro che si sono voltati.

Al collo hanno tutti un fazzoletto, con la scritta Fgtb, che contrassegnava un’iniziativa tenuta dalle organizzazioni venerdì a Charleroi. L’uscita del sindacato non ha placato lo scontro, almeno in Italia.

I Dem Michele Fina e Toni Ricciardi, presenti alla cerimonia in Belgio, puntano il dito contro «la grave bugia di Meloni», che «ha strumentalizzato» Marcinelle. «Dal sindacato belga c’è stato un doppio oltraggio, all’Italia e a Mattarella, la Cgil si dissoci», è la replica di FdI. Ma l’intera cerimonia è segnata da un clima teso, avvelenato anche dal socialista Thomas Dermine, sindaco di Charleroi, che tacciando di «ipocrisia» il ricordo di Marcinelle sottolinea come «il minatore italiano di ieri potrebbe essere il gemello del migrante di oggi». «Charleroi è una città antifascista», scandisce più volte Dermine nel suo intervento, di fronte a un La Russa che gli risponde con sorrisi sarcastici, indicandogli il tempo con l’orologio. Dal Senato, poche ore dopo, anche una nota ufficiale: «Mentre a Marcinelle leggevo, su sua delega, il messaggio del presidente della Repubblica, un gruppo di persone, italiane e straniere, con i fazzoletti rossi al collo mi voltava ostentatamente le spalle. Lo stesso è avvenuto mentre parlava la vicepresidente del Parlamento europeo, l’onorevole Antonella Sberna. Non ho ritenuto di sporcare la sacralità del luogo e della ricorrenza e li ho ignorati. Ma, mentre concludevo, ho ricordato a me stesso che nel 1994 al vicepresidente del Consiglio italiano, onorevole Giuseppe Tatarella, un certo Elio Di Rupo, allora vicepresidente del Governo belga di sinistra, negò anch’egli ostentatamente la stretta di mano. E avere immeritatamente un trattamento simile a quello riservato a Pinuccio Tatarella mi ha inorgoglito. Di Rupo, a differenza di Tatarella, ha lasciato poca traccia, o forse solo gli squallidi epigoni di Marcinelle, visti di spalle, quasi fossero in fuga dalla realtà».

Circa duemila le persone al 70° anniversario. Anche molti ex minatori. Qualcuno andato via con delusione, pensando a una cerimonia che avrebbe dovuto lanciare altri messaggi. Marsilio non fa cenno a quanto accaduto: «Voglio ringraziare profondamente chi ha rappresentato le istituzioni italiane in maniera così ampia e a così alto livello. Credo sia difficile ritrovare, nelle celebrazioni degli anni precedenti, una delegazione di tale rilievo istituzionale e politico: dalla seconda carica dello Stato, con il presidente del Senato, al Governo, fino alle delegazioni parlamentari ed europarlamentari. La vostra presenza ci ha onorato e vi fa onore, perché ha mostrato la sensibilità e l’attenzione che questa tragedia e questa storia meritano». Per tutta la giornata si sono susseguiti interventi. In un botta e risposta che mette da parte il dolore e alimenta l’ideologia.