A Pescara e Chieti torna la paura per il morbillo

6 Ottobre 2018

Una indagine della Asl rivela una percentuale di casi doppia rispetto alla media La crescita del 33% causato dal calo delle vaccinazioni, più colpite le donne

PESCARA. Il morbillo torna a fare paura in Abruzzo dove, nel 2017, si sono verificati ben 252 casi. Numeri che regalano alla regione il poco invidiabile primato di un tasso di incidenza annuo del 17,9 per 100mila abitanti, più del doppio della media nazionale ferma all’8,8. I dati emergono da una rilevazione condotta dal Dipartimento di prevenzione della Asl Lanciano Vasto Chieti, che ha monitorato la diffusione della patologia sull’intero territorio regionale nel periodo compreso tra il 2013 e il 2017. Il quadro che emerge non è certo incoraggiante. In Abruzzo, in cinque anni, si sono ammalate 437 persone: i territori più colpiti sono stati, nell’ordine, le province di Pescara e Chieti dove sono stati registrati rispettivamente 201 e 159 casi, praticamente l’82% del totale dei contagi segnalati nell'arco temporale preso in esame; seguono L’Aquila (59) e Teramo (18), con numeri più contenuti ma comunque importanti. Delle 437 diagnosi di malattia 418 hanno interessato persone residenti in Abruzzo. Ad ammalarsi con maggiore frequenza sono state le donne (221 casi nel quinquennio preso in esame).
Il dato senza dubbio più significativo, spiega la Asl, riguarda il trend che risulta in netta crescita: i casi registrati nel 2017 sono 252, a fronte dei 167 del 2013. Nel mezzo si colloca il 2014, con 18 casi, mentre i due anni successivi viaggiano con zero casi, quasi a sorpresa. «Non deve stupire il fatto di non aver avuto alcun evento per un certo periodo», spiega Giuseppe Torzi, direttore del Dipartimento Prevenzione, «perché le epidemie di solito non sono continue. Ci sono anni di quiete, durante i quali si accumulano soggetti sensibili che, poi, al primo contagio sviluppano la patologia, determinando un’impennata nel numero dei casi».
L’aumento del 33% a distanza di tre anni, avverte la Asl, rappresenta «la dimostrazione evidente dell'effetto del calo delle vaccinazioni». Il 2013 e il 2017 risultano gli anni “epidemici”, con una diffusione del morbillo maggiore nei mesi invernali, e un picco massimo a marzo che poi cala negli altri mesi. Lo studio mette a fuoco anche le collettività frequentate dalle persone che hanno sviluppato la patologia e pone al primo posto la scuola, con 47 casi tra gli studenti e quattro tra il personale, mentre 35 se ne contano in ospedale, di cui 16 ricoverati e 19 tra il personale sanitario. «Un dato, quest'ultimo, significativo sia in rapporto all'esposizione professionale a casi contagiosi», si legge nel report, «sia per il ruolo che il personale sanitario può svolgere nella catena di trasmissione ai degenti».
Quanto alla copertura vaccinale, il 94,7% dei soggetti che ha contratto la malattia ne era sprovvisto, pur avendo ricevuto informazioni a riguardo. Nel 44% dei casi (193 sul totale di 437) si sono verificate complicazioni che hanno colpito principalmente la fascia di età compresa tra 15 e 39 anni, con stomatite (22%) polmonite (7%), diarrea (22%) epatite (6%), mentre non è stato registrato alcun episodio di encefalite.
Il 46,5% dei casi di morbillo è stato trattato in ospedale, con una degenza media di sei giorni, mentre un ulteriore 22% si è rivolto al Pronto soccorso. (c.s.)