A rischio, o disturbate, 12 specie

Pellegrini: lo strumento approvato prima del passaggio alla Via
PESCARA . Anche la Soa, la Stazione ornitologica abruzzese, “boccia” il calendario venatorio della Regione, sostenendo che sono 12 le specie «messe a rischio da disturbo, prelievo insostenibile, addestramento cani». Le foci fluviali sono come un’oasi nel deserto per la sosta durante la migrazione e lo svernamento di specie legate agli ambienti acquatici, dice la Soa, molte delle quali protette, dal Falco di Palude al Gabbiano corallino passando per il Beccapesci, «ma la giunta riapre questi territori alla caccia dopo oltre un decennio determinando un disturbo fortissimo, vietato dalle norme comunitarie in periodi di grande vulnerabilità per la vita di un animale. Si parla tanto di Orso bruno ma nell’area contigua del Pnalm la Giunta consente l’accesso a tutti i cacciatori e non ai soli residenti come impone la legge quadro sulle aree protette». Secondo la Soa, «numerosissime parti del calendario sono in difformità con le indicazioni dell’Ispra. Addirittura, in pieno contrasto con le richieste di Commissione europea e Ministero dell’ambiente, rende possibile la caccia a Moriglione e Pavoncella, due specie in fortissimo calo numerico». Molte altre specie, inoltre, possono essere confuse. «Ad esempio, sfidiamo chiunque a riconoscere a 20-50 metri in qualche millisecondo e senza binocolo Allodola e Tottavilla, la prima purtroppo ritenuta cacciabile seppur in forte calo numerico, la seconda protetta a livello internazionale. C’è poi il caso della Coturnice. L’Abruzzo ospita la popolazione più importante della specie, che è in diminuzione in buona parte dell’areale». Il calendario, tra l’altro, dice Massimo Pellegrini, naturalista e presidente della Soa, deve ancora passare al vaglio della Via. «Approvare il calendario prima della valutazione di un organo della regione stessa è una forma di schizofrenia volta solo ad accontentare i cacciatori». (u.c.)

