A tenere l’ombrello anche la figlia di D’Alfonso

Una delle sei ragazze: «E’ solo un’esperienza». Il governatore: «Nel 2018 nessuna sgrammaticatura»
PESCARA. Daniela Ortolano è una studentessa pescarese in Economia. Da tre anni collabora con il presidente della giunta regionale. Lo fa per soldi? «No, gratuitamente. Sono una volontaria», dice. Allora perché lo fa? «Per me è un’esperienza. Non ci vedo nulla di strano a reggere l’ombrello: è un modo di collaborare». Gliel’hanno ordinato? «No, l’ho fatto di mia volontà», spiega Daniela alla fine della conferenza stampa di Luciano D’Alfonso. La futura commercialista è una delle sei ragazze che sabato scorso hanno retto gli ombrelli della polemica. Tra di loro c’era anche la figlia del governatore. Era lei l’adolescente che teneva l’ombrello dietro al papà. Che in conferenza stampa si è schermito così: «Mi dispiace che c'è una minorenne che si è trovata coinvolta in questo gesto automatico di solidarietà. Sto cercando di rintracciare i genitori per capire se hanno interesse ad attivare ricorso». E alla fine della conferenza ha aggiunto: «Mi sarei aspettato qualche domanda in più su quella minorenne...». Ci pensa però il portavoce di D’Alfonso, Fabrizio Santamaita, ha svelare l’idendità della ragazza: «Sì, è la figlia del presidente, a dimostrazione che non c’è stata alcuna discriminazione sessista». Ma non la pensa così il web su cui continua a imperversare la polemica. Ormai sconfinata dall’Abruzzo. Si va da dalla pentastellata romagnola Silvia Piccinini che accusa il proprio presidente di Regione, Stefano Bonaccini, che insieme al ministro Claudio De Vincenti era tra gli ospiti riparati con gli ombrelli; al presidente della giunta toscana, Enrico Rossi, che critica su Facebook la vicenda abruzzese: «Mi piacerebbe un Paese e un futuro in cui ci fossero ancora uomini gentili con le donne; e in caso di pioggia o di sole fossero loro a ripararle senza paura di bagnarsi o di scottarsi».
«Sono dispiaciuto che ci sia stata per qualche minuto una prevalenza degli ombrelli sui grandi temi che abbiamo affrontato», ha invece dichiarato D’Alfonso sempre in conferenza stampa, «ma credo che la democrazia sia fatta davvero di progetto e anche di polemica. Questa polemichetta che è stata messa in campo, secondo me, ci aiuta ad allungare il pensiero» D'Alfonso ha quindi parlato ironicamente di «quattro soluzioni per la prossima volta», da un «appalto concorso che preveda in automatico il ricovero da antipatia atmosferica» a una «disponibilità degli ombrelli che non faccia una preferenza di genere» fino alla «scelta di una data che sia davvero al riparo sia da pioggia che da sole». Ma l’ultima risposta del governatore sembra essere una resipiscenza. D’Alfonso infatti mette da parte l’ironia e, annunciando che nel 2018 la Fonderia Abruzzo si svolgerà in una «città castellata in provincia di Chieti» (Vasto, ndr), ha assicurato che «non ci sarà nessuna sgrammaticatura». Che appare come un’autocritica. (l.c.)

