Abruzzo a rischio incendi. Pericolo alto in 149 comuni

La metà dei paesi, soprattutto nell’Aquilano, convive con la possibilità di roghi
L’AQUILA
Il Piano antincendio boschivo regionale 2026-2028 è un libro lungo 138 pagine che racconta di un Abruzzo a rischio fuoco e già ferito da oltre dieci anni di roghi che hanno devastato più di 20mila ettari di boschi e terreni, per la cronaca 20.295 ettari (11.597 erano boschi): l’anno più nero è stato il 2017 quando il fuoco, come è successo nelle ultime due settimane interminabili, ha colpito soprattutto il verde sul monte Morrone lasciandosi dietro un bilancio di 8.576 ettari bruciati in tutto l’Abruzzo; oltre tremila gli ettari inceneriti nel 2021 con i roghi di Arischia-Pettino e Tornareccio-Guilmi; più di 1.500 ettari nel 2012. E il anche il 2026 è un anno maledetto: tra il 15 giugno e il 15 agosto gli incendi hanno divorato oltre duemila ettari, senza contare il disastro del Morrone (almeno altri 350 ettari). A fronte di questi numeri, il Piano Aib contiene un passaggio dal peso specifico eccezionale: «Risulta evidente che i dati relativi alle superfici medie percorse dal fuoco per ogni incendio nella regione Abruzzo sono fra le più alte in Italia».
VERDE INCENERITO
Eppure questa è la “regione verde d’Europa” con un terzo del territorio sotto tutela tra parchi nazionali, regionali e riserve naturali. E il fuoco, spiega il documento che detta le linee guida per la prevenzione e la lotta ai roghi, non si propaga quasi mai da solo: «Gli incendi innescati da eventi naturali sono un numero certamente marginale, pari al 2% del totale». Significa che tutti gli altri episodi, cioè la quasi totalità, sono causati da azioni dolose oppure da incidenti.
UNO SU DUE E’ VOLONTARIO
Secondo i dati del comando regione carabinieri forestali Abruzzo e Molise, «il 46% degli incendi che ha colpito il territorio è riconducibile a cause volontarie», dice il Piano Aib, «mentre cause involontarie o accidentali verificate hanno causato il 18% degli inneschi». Ma non è sempre possibile scoprire le cause degli incendi perché, spesso, il fuoco cancella ogni traccia: «Per il restante 34% degli eventi non è stato possibile risalire con certezza alle cause che hanno determinato l’innesco dell’incendio». Un rogo su tre finisce in archivio senza certezze.
Il Piano antincendio spiega le cause che armano i piromani: «Per quanto concerne gli incendi dolosi (cagionati dalle cause volontarie), che rappresentano quasi la metà degli eventi del periodo considerato, le motivazioni più frequenti sono riconducibili principalmente a forme di disagio personale e sociale, piromania e ad azioni finalizzate a trarre qualche tipo di profitto (esempio pascoli, raccolta prodotti del bosco), oltreché motivazioni legate ad attività venatorie. Ulteriori cause volontarie sono riferibili, invece, a gesti intenzionali nell’ambito di conflitti personali o sociali». E poi ci sono gli incidenti: «Le cause colpose, comprendenti anche quelle accidentali, sono dovute principalmente ad attività legate all’abbruciamento dei residui di lavorazione nell’ambito delle attività agricole. È questa la causa sulla quale risulta ancora prioritario intervenire, incrementando le attività informative ed educative sulle buone pratiche di prevenzione incendi. Tra le altre cause non intenzionali si rilevano anche quelle derivanti dall’uso di strumenti di lavoro a fiamma libera e dalle attività ricreative e di campeggio».
A RISCHIO 149 COMUNI
Tutto questo accade in una regione con quasi la metà dei comuni, soprattutto nell’Aquilano, contrassegnata dal bollino rosso del rischio “alto” oppure “medio-alto” di incendi. Nell’Abruzzo dell’emergenza roghi, 75 comuni su 307 presentano un pericolo alto: in questo elenco, tra i centri più popolosi considerati a rischio, figurano L’Aquila, Castel di Sangro, Atessa, Casoli, Bussi e Popoli; altri 74 paesi hanno un rischio medio-alto; in 49 casi, invece, il rischio è medio mentre è medio-basso in 38 comuni e basso nei rimanenti 69.
TRE GRANDI INCENDI
Lo storico degli incendi dice che, in Abruzzo, c’è una prevalenza di roghi medio-piccoli, cioè fino a 20 ettari, pari all’82,82%); gli incendi sotto un ettaro rappresentano un terzo del totale (34,36%); gli incendi tra 20 e 100 sono considerati “intermedi” e rappresentano il 12,48% del totale. «Analizzando l’ulteriore soglia e quindi il segmento di eventi oltre i 100 ettari (classe degli incendi complessi e grandi), contiamo», dice il Piano Aib, «un totale di 37 incendi, pari al solo 4,11% del totale che hanno però interessato ben oltre la metà della superficie (61,57%)». Negli ultimi, in Abruzzo, si sono verificati anche tre “Grandi incendi forestali”: sono quelli del 2017 sul Morrone e del 2021 ad Arischia-Pettino e Tornareccio-Guilmi. E il documento spiega: «Purtroppo, sono sufficienti pochissimi eventi nei quali il contenimento delle fiamme richiede un consistente impegno dell’organizzazione regionale Aib, per causare danni importanti al bosco e condizionare un’intera stagione».
CAMBIAMENTI CLIMATICI
Il Piano Aib spiega che i cambiamenti climatici hanno un effetto, e non di poco conto, sugli incendi in Abruzzo e in tutta l’area del Mediterraneo: «La grandissima percentuale delle superfici bruciate è in realtà provocata da pochissimi eventi di grandi dimensioni. Tale posizione geografica è particolarmente sensibile ai cambiamenti climatici e ai conseguenti eventi meteorologici estremi. Diminuiscono le precipitazioni, le temperature aumentano e l’aridità estrema mette le foreste in condizioni di elevato stress. Siamo in presenza di incendi caratterizzati da una stagionalità sempre più indistinta che estende il livello di rischio anche ai mesi invernali o autunnali, tradizionalmente meno interessati da questo punto di vista».
LE RISORSE
Il Piano Aib parla di «scarni fondi a disposizione»: «Per il periodo di programmazione 2023/2027 sono stati resi disponibili 4.000.000 euro, sempre destinati a interventi di “prevenzione e ripristino dei danni alle foreste”», recita il Piano antincendio, «il bando per accedere a tali fondi è stato pubblicato nel 2024 e l’istruttoria delle domande presentate si concluderà entro la metà del 2026». Sulla piattaforma della Regione Abruzzo, l’ultimo aggiornamento risale al 2025. Il Piano Aib aggiunge un dettaglio: «Il limite principale che caratterizza queste modalità di intervento, che ne abbassa enormemente l’efficacia, è strettamente connesso alla modalità con le quali gli interventi da ammettere a finanziamento sono selezionati». Il Piano antincendio boschivo è al centro di una interpellanza del Patto per l’Abruzzo che ora chiede: «Vogliamo sapere quanto la giunta ha stanziato e realmente speso dal 2019 a oggi per prevenzione e lotta attiva».
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