Abruzzo Film commission, doppia falsa partenza

26 Agosto 2015

La Regione vuole creare una struttura per attrarre produzioni cinematografiche Il progetto è già scritto, ma ne spunta un secondo e forse ce ne sarà un terzo

PESCARA. Quando Liliana Cavani decise di girare Milarepa trovò il suo Tibet a Campo Imperatore. Lì tirarono sberle e cazzotti Terence Hill e Bud Spencer durante le riprese di Lo chiamavano Trinità e il sottotenente Giovanni Drogo scrutava il Deserto dei Tartari dai camminamenti della fortezza Bastiani. Pensare che oggi sia la Puglia la regione leader dell’industria filmografica italiana sorprende considerando le caratteristiche dei due territori. Ma lì hanno giocato d’intelligenza, pompando anche a dovere la macchina promozionale.

In Abruzzo si è perso tempo e la sfortuna ha azzoppato quello che si era già iniziato all’Aquila attorno alla Lanterna Magica e all’Accademia dell’immagine a partire dal 2000, con molte difficoltà (e molto precariato).

Ora la Regione cerca di recuperare il tempo perduto. Ma chi sta lavorando alla Film Commission? E a che punto è? Nel marzo scorso Giancarlo Zappacosta, capo del dipartimento Turismo e cultura della Regione ha annunciato un progetto sull’istituzione dell’Abruzzo film Commission finanziata da fondi europei (in parte dal Por Fesr e in parte dai fondi del Piano di sviluppo rurale). La struttura pensata da Zappacosta, con la collaborazione di Alberto Versace, direttore generale del Dipartimento per le Politiche di sviluppo e coesione e progetti speciali presso Palazzo Chigi e padre di quasi tutte le Film Commission regionali, dovrebbe essere tutta interna alla Regione e poi aprirsi in un secondo tempo ai privati attraverso un accordo di programma con il ministero dei Beni culturali e la nascita di una fondazione. «Vogliamo fare in modo che l'Abruzzo diventi un vero e proprio punto di riferimento per la cinematografia e sfrutti anche la vicinanza con la capitale», aveva detto Zappacosta alla presentazione del progetto, «ma occorrerà superare i personalismi del passato che, per esempio, hanno permesso che la Film Commission nata nel 2000 venisse poi inglobata in una struttura che non ha voluto espandersi e che, di fatto, è rimasta ai margini del movimento legato alle produzioni audiovisive». Il riferimento era evidentemente all’esperienza aquilana. Ma proprio da lì è partita l’iniziativa di un consigliere regionale aquilano del Pd, Pierpaolo Pietrucci, presidente della commissione Territorio dell’Emiciclo, che ha annunciato, pur avendo letto il progetto di Zappacosta, la presentazione di un progetto di legge nato «da un lungo lavoro fatto assieme al Partito democratico dell’Aquila e ai suoi giovani». Una sfida ai timori del capo dipartimento? Pietrucci ha spiegato: «Il progetto della Film commission vuole sì nascere e svilupparsi nel solco della positiva discontinuità, ma certo non in quello dello scontro, che sia esso tra territori o tra esperienze passate e scenari futuri». Nel frattempo altri consiglieri regionali starebbero pensando di presentare analoghe proposte di legge.

L’Abruzzo intanto resta tra le poche regioni a non avere una struttura di promozione dell’industria cinematografica. Che non è solo industria ma è anche e soprattutto indotto turistico, come dimostra il successo della baita di “Un passo dal cielo” sul lago di Braies in Alto Adige, raccontato nel servizio, in basso, di Antonella Mattioli.

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