Abruzzo, il buio della ricerca Ecco i centri d’eccellenza precipitati nell’abbandono

Ladri e vandali all’ex elaiotecnica di Città Sant’Angelo. E ora indaga la Procura Resta chiuso il Mario Negri Sud di Santa Maria Imbaro dopo 10 anni di promesse
PESCARA. Anni e anni di ricerca scientifica, finanziamenti pubblici e lodi dei politici. Ma tutto questo non è bastato a salvare i centri d’eccellenza abruzzesi in prima linea nella ricerca: sono precipitati nell’abbandono. E adesso la ricerca è delegata soltanto alle università: sono 5mila i ricercatori impegnati negli atenei abruzzesi, un numero cresciuto negli ultimi 15 anni. “Il buio della ricerca in Abruzzo” è il titolo di un’altra puntata di “31 minuti”, settimanale di approfondimento giornalistico di Rete8 in collaborazione con il Centro che va in onda questa sera alle ore 22.30 per la regia di Antonio D’Ottavio e le riprese di Luigi Cinquino. Una puntata dedicata all’abbandono dell’Istituto sperimentale per l’elaiotecnica di Città Sant’Angelo e dell’Istituto Mario Negri Sud di Santa Maria Imbaro.
LADRI E VANDALI Il centro di ricerca di Città Sant’Angelo dedicato all’oro verde d’Italia, l’olio extravergine d’oliva, fu inaugurato il 23 aprile del 1972: quello di Città Sant’Angelo era uno dei 22 centri di ricerca del ministero dell’Agricoltura sparsi per l’Italia. All’epoca il ministro era l’abruzzese Lorenzo Natali e, grazie all’intercessione di Natali, l’Abruzzo riuscì a battere la concorrenza della Puglia, un’altra zona di eccellenza per l’olio. A distanza di oltre 50 anni, l’immobile è finito nelle mani di ladri e vandali e quell’abbandono, adesso, è al centro di un’inchiesta della Procura di Pescara: il fascicolo è affidato alla pm Anna Benigni ed è stato aperto sulla base di una segnalazione importante, quella del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, uno del cerchio magico della premier Giorgia Meloni. L’ipotesi di reato è discarica abusiva. Dentro l’elaiotecnica c’è di tutto: attrezzature distrutte, laboratori devastati, reperti e documenti abbandonati, computer e frigoriferi spaccati. I carabinieri forestali di Pescara stanno portando avanti le indagini e hanno proposto alla Procura di inviare una segnalazione alla Corte dei Conti per danni erariali. Per adesso, non ci sono indagati ma l’inchiesta è soltanto all’inizio.
MINISTRO SORPRESO Di fronte a uno scenario surreale, il ministro è rimasto sorpreso: «Attiverò tutti gli strumenti con il coinvolgimento delle istituzioni competenti per verificare se esistano eventuali responsabilità o danni erariali evitabili ai beni pubblici in oggetto», ha detto Lollobrigida durante un sopralluogo con i carabinieri, tra il 26 e il 28 aprile scorso. Dopo l’intervento del ministro, i controlli intorno alla struttura fatiscente sono aumentati ma il futuro dell’elaiotecnica è ancora oscuro: «Insieme alla Regione Abruzzo, l’amministrazione comunale e i vertici del Crea verrà attivato un tavolo di confronto per valutare le possibili destinazioni dell’immobile anche con il coinvolgimento del mondo universitario», questo l’impegno del ministro.
STOP ALLA RICERCA A ripercorrere le tappe del caso Mario Negri Sud, dalla nascita per dare ai giovani d’Abruzzo e delle regioni del sud l’occasione di fare ricerca scientifica senza viaggi della speranza, è Andreina Poggi, una delle prime ricercatrici dell’ente: «Il Mario Negri Sud per noi era la vita», racconta. A Santa Maria Imbaro, dagli anni Ottanta, l’istituto Mario Negri Sud, fondato da Silvio Garattini, era il fiore all’occhiello del paese. Ora in quel complesso da oltre 10mila metri quadrati tra laboratori, uffici e appartamenti, c’è soltanto il custode con la sua famiglia e i suoi cani che tengono alla larga ladri e vandali. L’ente di ricerca non esiste più: se provate a scrivere “Mario Negri Sud Santa Maria Imbaro” su Google avrete una risposta scontata: una barra rossa con la scritta “chiuso definitivamente”. Il Mario Negri Sud ha accumulato debiti su debiti, più di 9 milioni. Fino ad arrivare al 2015 con la liquidazione, quando ormai era troppo tardi per recuperare e invertire la rotta dei conti in rosso: un decreto della prefettura di Chieti parlava di «sopravvenute criticità nella gestione delle attività», soprattutto economiche; il commissario straordinario aggiungeva un «parere assolutamente negativo» sulla possibilità di proseguire l’attività. Così, l’allora presidente del tribunale Geremia Spiniello doveva ammettere che «lo scopo della fondazione non è più perseguibile». È la condanna a morte della ricerca in Abruzzo.
CONTI IN ROSSO Già dal 2012 la situazione del Mario Negri Sud si faceva sempre più complicata: nel 2011, il risultato di esercizio segnava ancora un più 829 euro, pochi spiccioli che indicavano che il vento era cambiato; l’anno successivo il risultato era un meno 1.455.642 euro; una cifra che nel 2013 aumentava ancora fino a superare i tre milioni di euro, meno 3.047.662 euro. Il bilancio del 2012 parlava di 7,5 milioni di debiti: un milione e 400mila euro di scoperto verso le banche, un milione e 100 verso finanziatori, quasi due milioni e mezzo verso fornitori, oltre a debiti tributari e verso gli istituti di previdenza. Impossibile finora vendere quella struttura: le aste sono andate tutte deserte e nessuno ha risposto al bando per prendere la struttura in affitto. Un complesso gigante, dal costo di esercizio notevole. E così anche l’ipotesi della Provincia di trasferire uffici sembra davvero poco praticabile.

