Acerbo: negate le cure a base di cannabis

«La Regione non applica la legge». Paolucci: decisioni scientificamente fondate
L’AQUILA. «In Abruzzo vengono negate cure con cannabis terapeutica sulla base di una norma abrogata: un comma inesistente viene usato per disapplicare una legge in vigore». Lo dice Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione che ieri mattina è stato audito (su sua richiesta) dalla commissione di vigilanza del Consiglio Regionale in qualità di promotore della legge regionale sulla cannabis terapeutica. Acerbo contesta il fatto che l’assessore alla Sanità Silvio Paolucci abbia insediato un tavolo tecnico per decidere chi possa prescrivere i farmaci a base di cannabinoidi e per quali patologie. «Siamo di fronte a un'evidente illegittimità del decreto che si somma alla lentezza nell'applicazione del complesso della legge», protesta Acerbo. «La mia legge è stata considerata la più avanzata d'Italia proprio perché affermava il principio della libertà terapeutica, lasciando ai medici, e non a un provvedimento di natura politica, la decisione relativa alla prescrizione, come dice il comma 2 dell'articolo 2 della legge in vigore». Acerbo racconta di aver mostrato il testo in commissione «ma l'assessore renziano di fronte a questa evidenza si è trincerato dietro a un altro comma che ovviamente conosco bene essendo l'autore della legge: assicurare omogeneità dell'applicazione delle disposizioni contenute nella presente legge sul territorio regionale». L’assessore, commenta Acerbo, «non si è reso conto che quel comma lo impegnava a garantire l'erogazione della cannabis ai pazienti su tutto il territorio regionale non a negarla. Inoltre il comma citato dall'assessore Paolucci è parte dell'articolo 7 della legge dalla cui lettura si evince chiaramente che il suo assessorato è venuto meno agli obblighi che la legge gli imponeva». Inoltre, conclude Acerbo, «essendo quotidianamente contattato da pazienti e familiari ho ritenuto doveroso, uscito dalla surreale audizione, telefonare al Presidente D'Alfonso, cosa che non facevo da anni. Dopotutto è lui che ha firmato - senza evidentemente aver prima studiato le carte - quanto gli aveva predisposto Paolucci. Ed è lui che ha il dovere di porre riparo». In giornata arriva anche la replica dell’assessore Paolucci. «Il decreto è stato elaborato con il supporto dei massimi esperti regionali nel campo delle cure palliative e della terapia del dolore. La posizione che esprime Acerbo è priva di un qualificato riconoscimento scientifico. Se l'intento è quello di liberalizzare le droghe leggere, su questo punto deve intervenire un norma nazionale che non ha nulla a che vedere con una norma di tutela del diritto alla salute. Evidenzio comunque la massima disponibilità al dialogo basandosi su elementi scientificamente oggettivi e a modificare o integrare le disposizioni rese, qualora evidenze scientifiche - e non strumentalizzazioni demagogiche - supportino le modifiche stesse».

