Addestramento cani in Parchi e Riserve «Ritirate quella legge»

29 Aprile 2016

PESCARA. «Alla faccia della tutela di orso, lupo e di decine di specie di uccelli protetti la Regione vara una legge totalmente incostituzionale: l'addestramento cani, che rientra nella materia della...

PESCARA. «Alla faccia della tutela di orso, lupo e di decine di specie di uccelli protetti la Regione vara una legge totalmente incostituzionale: l'addestramento cani, che rientra nella materia della caccia, permesso tutto l'anno in parchi e riserve regionali». A denunciarlo è il presidente della Stazione Ornitologica Abruzzese, Augusto De Sanctis, che ha scritto a ministeri e Commissione europea affinché il provvedimento sia impugnato davanti alla Corte e sia aperta una Procedura d'Infrazione contro l'Italia, einvitato la Regione ad abrogare immediatamente la norma.

«La norma costituisce un piccolo record», spiega, «oltre alle due sentenze della Corte, viola chiaramente molti articoli di due leggi nazionali, la Legge 157/1992 sull'attività venatoria e la Legge 394/1991 sui parchi, che fissano criteri stringenti per l'addestramento dei cani e per prevenire il disturbo della fauna selvatica. Contrasta anche con due Convenzioni internazionali, quella di Bonn sulle specie migratrici e quella di Berna sulla protezione della fauna. Infine viola due direttive comunitarie, la Direttiva 147/2009/CE “Uccelli” e la direttiva 43/92/CEE “Habitat”. Qui, invece, i parchi e le riserve, che sono quasi tutte aree tutelate a livello europeo (aree Natura2000), sono obbligati a consentire l'accesso ai cani modificando addirittura i proprio piani di gestione».

«Tra l'altro», sottolinea De Sanctis, «non si può certo aspettare l'eventuale pronunciamento della Corte Costituzionale (i tempi sono all'incirca un anno) in quanto la legge si applica immediatamente con conseguenze nefaste per la biodiversità. Facciamo presente che tale provvedimento manda al macero una parte del Patom, l'accordo per la salvaguardia dell'Orso bruno, specie per la quale la UE ha speso in Abruzzo ingenti risorse. Non vorremmo chiedere una condanna per lo Stato italiano (stiamo parlando di diversi milioni di euro) e il risarcimento delle spese effettuate dalla UE in Abruzzo nelle aree protette interessate».