Addio politica, meglio il biometano

L’ex parlamentare Di Stanislao diventa imprenditore e investe 30 milioni di euro per un’attività da 800 posti di lavoro
L'AQUILA. Da politico regionale a imprenditore del biometano. Perché «non è vero che la vita è unidirezionale e che esiste soltanto la politica, e non è vero che i politici non sanno fare niente». L'idea di creare un formato innovativo per la produzione e distribuzione di biometano, con annessa possibilità di vendere prodotti locali, dal prosciutto al vino, al pane, alla frutta, è di Augusto Di Stanislao, ex consigliere regionale dei democratici (poi Udeur e infine Italia dei Valori) per tre legislature di seguito («l'unico», sottolinea), ma anche ex parlamentare e presidente regionale della Commissione per le Attività produttive.
Un percorso formativo, il suo, lontano anni luce dal biometano. Di Stanislao (classe 1956, di Mosciano Sant’Angelo, laureato in Sociologia, psicologo e psicoterapeuta) alla fine nel 2012 decide di non ricandidarsi più nè alle politiche, né alle regionali, e di voltare pagina. Comincia a leggere, informarsi, seguendo la scia della curiosità nata fra i banchi parlamentari intorno a biometano, una delle più grandi opportunità di investimento da cavalcare in un un'ottica di rispetto dell'ambiente e di green economy. Studia le normative, vede che nei prossimi anni l'Europa impone all'Italia una produzione minima del 10% di biometano, e alla fine nasce il progetto "Bio-vero" della società Crea della quale è amministratore .
Presentato all'Emiciclo, insieme agli assessori Giovanni Lolli, Mario Mazzocca e Dino Pepe (la Regione appoggia "moralmente" il progetto), è un format innovativo. «È basato su un modello di economia sostenibile che mette insieme produzione, distribuzione di biometano, vendita di prodotti locali, rendendo protagoniste le imprese agricole coinvolte», spiega il "padre" dell'idea.
Un investimento da oltre 30 milioni di euro, a partire dai 16 necessari per realizzare i due impianti più grandi (a Chieti e all'Aquila) e 12 per i due da realizzare nelle altre province: tutte risorse private, che dovrebbero creare 800 posti di lavoro, più l'indotto. «Ho già fatto 125 colloqui di ex lavoratori della Burgo di Chieti dove partirà il primo impianto da 35mila metri quadrati», spiega Di Stanislao, «e ora ho bisogno di ulteriori 60 lavoratori che sceglierò fra i talenti neo-laureati o di vari settori d'Abruzzo».
Saranno quattro le strutture da realizzare - la seconda città, con sede già individuata, sarà L'Aquila - per un format «che non esiste non solo in Abruzzo, ma neanche nel resto d'Italia e in Europa», precisa l’ex politico.
Per quanto riguarda l'impianto di produzione di biometano, verrà alimentato con sottoprodotti derivanti dall'agricoltura, dall'allevamento, dall'agroalimentare prevalentemente, e dall'industria ittica, secondo una tabella europea recepita dall'Italia «che non prevede rifiuti». Nascerà anche una sorta di centro commerciale naturale, il "Bio oasi": uno spazio di promozione dei prodotti dei piccoli produttori delle aziende agricole che aderiranno al progetto. «Useremo gli scarti agricoli delle aziende», spiega, «che per essere smaltiti di solito hanno bisogno di ingenti costi e vengono bruciati, inquinando, e loro riceveranno delle rojalty. E potranno risparmiare sul fertilizzante, fornito gratis».
La terza novità del progetto prevede la realizzazione del "Bio drive", che vuole essere la risposta a McDonald’s: «Invece di prendere un “happy meal”, prendi pane e carne locali, con foto e numero di telefono del produttore, portando a casa alimenti sani, naturali e certificati». E. sul fronte occupazionale, Di Stanislao ha già contattato il professore Massimo Di Giannantonio che ha la cattedra di Psichiatria a Chieti. «Chiederò di coinvolgere in progetti di lavoro le persone che hanno un disagio mentale o ai margini della società».
Marianna Gianforte
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