Agenzie fiscali, parte il concorso

Manovra 2018, approvato l’emendamento sulla riorganizzazione
ROMA . Le Agenzie fiscali potranno indire un nuovo concorso per dirigenti e creare nuove posizioni organizzative intermedie «per lo svolgimento di incarichi di elevata responsabilità, alta professionalità o particolare specializzazione». È quanto prevede un emendamento alla manovra 2018 approvato dalla Commissione Bilancio della Camera per la riorganizzazione interna di Agenzia delle Entrate e Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Le nuove «norme per il funzionamento» permetteranno alle Agenzie fiscali di riorganizzare il personale, soprattutto dopo la sentenza della Corte costituzionale che nel 2015 ha dichiarato decaduti i dirigenti incaricati. In primo luogo, l’Agenzia delle Entrate e l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli potranno «istituire posizioni organizzative per lo svolgimento di incarichi di elevata responsabilità, alta professionalità o particolare specializzazione», compresa la responsabilità di uffici operativi di livello non dirigenziale. Inoltre potranno «attribuire ai titolari delle posizioni il potere di adottare atti e provvedimenti amministrativi, compresi gli atti che impegnano l’agenzia verso l’esterno, i poteri di spesa e quelli di acquisizione delle entrate rientranti nella competenza dei propri uffici, di livello non dirigenziale, e la responsabilità dell’attività amministrativa, della gestione e dei relativi risultati nonché la gestione finanziaria, tecnica e amministrativa mediante autonomi poteri di organizzazione delle risorse umane, strumentali e di controllo». Per quanto riguarda il concorso «per titoli ed esami» destinato ai dirigenti, la norma prevede che fino al 50% dei posti possa essere riservato «al personale assunto mediante pubblico concorso ed in servizio presso l’agenzia delle Entrate o delle Dogane con almeno 10 anni di anzianità nella terza area». L’emendamento proroga infine le cosiddette posizioni organizzative temporanee (Pot) fino al 31 dicembre 2018 attualmente ricoperte nella gran parte dei casi dai dirigenti decaduti dopo la sentenza della Corte.

