Agricoltura, Ambiente e Sanità a rischio blocco

7 Febbraio 2020

Strappo tra sindacati, giunta e dg Morgante. E stop ai concorsi per nuovi dirigenti Al centro dello scontro tre delibere non concertate. Ecco i gravi effetti della lite

L’AQUILA. I sindacati dichiarano guerra alla Regione. La rottura improvvisa si è consumata ieri mattina quando i segretari di 4 sigle hanno deciso di disertare l’incontro con i direttori di dipartimento voluto dal dg, Barbara Morgante, ed hanno annunciato ricorsi al giudice del lavoro e alla Procura della Repubblica. Gli effetti dello strappo hanno messo in fibrillazione gli amministratori regionali. In sintesi, la lite, che ha pochi precedenti, bloccherà i concorsi per assumere i nuovi dirigenti nei vari dipartimenti. A subirne le conseguenze più gravi saranno i settori Agricoltura, Sanità e Ambiente, dove si registrano le maggiori carenze di figure apicali. In termini pratici, si tradurrà in uno stop diffuso dei lavori in questi e altri settori regionali.
Alcuni esempi significativi: nel dipartimento Agricoltura, che fa capo l'assessore Emanuele Imprudente, il direttore Elena Sico ricopre ad interim altri 8 incarichi che corrispondono al numero dei dirigenti che mancano in organico. Nella Sanità, affidata all’assessore Nicoletta Verì, si sta prospettando anche il rischio che il neo direttore del dipartimento, Claudio D’Amario, non riuscirà a prendere possesso del suo incarico nella data stabilita del 1° marzo perché, nel frattempo, è stato nominato nella task force nazionale del Coronavirus. Ma torniamo alla rottura tra i sindacati da una parte, e dall’altra il direttore generale Morgante con il responsabile del personale, Fabrizio Bernardini. Al centro della lite ci sono tre delibere di giunta già approvate – alcune da tempo – che ridisegnano le mappe dei dipartimenti e degli incarichi dirigenziali. Non solo: la terza delibera, che invece è molto recente, impone una rotazione degli incarichi dei direttori sulla base della legge anticorruzione che stabilisce un termine massimo di permanenza nello stesso posto.
Ma per i sindacati le tre delibere sono state approvate senza alcuna concertazione.
Nasce da qui la protesta che si è concretizzata ieri sia nella mancata presenza all'incontro, fissato quando tutto è stato già deciso, sia in un documento durissimo che preannuncia i ricorsi giuslavoristi e penali. Eccone i passaggi principali: «La giunta regionale continua imperterrita a violare le prerogative che la legge e il contratto attribuiscono alle rappresentanze sindacali visto che prima adotta gli atti e poi informa le organizzazioni sindacali».
«Questa tardiva informazione, per altro carente, è di fatto priva di efficacia visto che la norma prevede che l’informativa, al fine di rendere il confronto tra le parti concreto e rispettoso dei ruoli di tutti, sia data preventivamente».
«È inutile, d’altronde, un confronto in relazione ad un atto adottato e definitivo, quindi non modificabile».
Per questo i sindacati della Funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil, e dei dirigenti pubblici, Direr, oltre alle Rsu, avevano chiesto il 30 gennaio che la giunta sospendesse con atto formale le tre delibere. Ma l’esecutivo di Marco Marsilio non lo ha fatto. «Quindi oggi queste segreterie interrompono le relazioni sindacali con la Giunta regionale e avviano le azioni necessarie a ripristinare corrette relazioni sindacali a partire dalla convocazione delle assemblee del personale ed ogni altro mezzo utile».
Così scrivono i sindacalisti Paola Puglielli, Vincenzo Traniello, Giuseppe De Angelis e Silvana De Paolis. La parola passa al governatore Marsilio.
©RIPRODUZIONE RISERVATA