Alessandro in Francia grazie all’Erasmus «Qui c’è entusiasmo»

23 Ottobre 2014

PESCARA. Da Venezia a Parigi con l'entusiasmo di credere. Alessandro Spitilli, architetto di 36 anni di Teramo, racconta come il progetto Erasmus gli ha cambiato la vita: «È successo naturalmente, ho...

PESCARA. Da Venezia a Parigi con l'entusiasmo di credere. Alessandro Spitilli, architetto di 36 anni di Teramo, racconta come il progetto Erasmus gli ha cambiato la vita: «È successo naturalmente, ho deciso di partire, guidato dalla stessa semplice forza che muove l'umanità da sempre, la curiosità».

Alessandro si forma allo Iuav, la facoltà di Architettura di Venezia, con un corso di laurea in "Storia e Conservazione dei Beni Architettonici e Ambientali" che oggi, tra l'altro, non esiste più e che forniva una preparazione molto precisa, tra l'esperto di recupero e restauro di edifici e lo storico dell'architettura: «Se oggi sono in grado di guardare un edificio, storico o contemporaneo che sia, e di leggerne tutti gli aspetti e le motivazioni tecniche ed estetiche, lo devo a quegli anni».

Con questo bagaglio formativo approda da studente nella ville lumière, Parigi. Quella dell'Erasmus può essere un’esperienza psicologicamente destabilizzante, ma che, secondo Alessandro, tutti dovrebbero fare: «Le reazioni, dopo un anno all'estero, sono le più diverse: c'è chi non si trova bene, chi è talmente traumatizzato e ritorna a casa per non ripartire mai più, chi impazzisce e, assetato di diversità, inizia a girare il mondo, chi la vive con spensieratezza e poi rientra nel proprio Paese, per sfruttare al meglio quello che ha imparato, chi la vive con leggerezza».

Oggi Alessandro può dire di dovere molto all’ Erasmus. Si è laureato ed è tornato in Francia nel 2004, completando la sua formazione questa volta all'Ecole Nationale Supérieure d'Architecture de Paris La Villette, dove è diventato architetto nel 2007. Ha già lavorato a diversi progetti, sia in fase di concorso che in fase esecutiva (grattacieli, sale concerti, musei, abitazioni) e collaborato con studi famosi come ad esempio Richez Associés et Paul Andreu.

Secondo Alessandro, la formazione di architetto in un'università francese è molto diversa da quella italiana: «L’Italia è il Paese della teoria, dell'indiscutibile completezza culturale, della preparazione tecnicamente perfetta e del metodo scientifico; ma è anche il Paese dove l'esigenza del perfetto criterio chirurgicamente costruito tende a bloccare le idee, tanto che si rischia di averne addirittura paura. In Francia direi che quello che ti viene insegnato è l'entusiasmo di credere».

Pensi di tornare nel tuo Paese? «Mi mancano la scientificità culturale, della mia terra la luce e il modo di ridere. Non posso dire se tornerò o meno. La diversità è una cosa straordinaria: all'inizio spaventa, ma la si fa subito propria con estrema e naturale facilità. Ed è un arricchimento assoluto. Ma più tempo passo a contatto con essa, e più scopro di essere legato alla mia terra da una forza misteriosa e indissolubile, e, paradossalmente, è proprio questa consapevolezza di un'appartenenza e un'origine ben precise, che danno un senso alla mia esperienza in terra straniera. Come se fosse un appoggio necessario, senza il quale non esisterei».

Anna Bongiovanni

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