Alesse: con gli atenei per rafforzare il polo farmaceutico

Parla il presidente di Capitank: le università devono aprirsi Occorre più ricerca applicata per essere competitivi
L’AQUILA. C’è il robottino in grado di misurare e archiviare i dati sanitari dei pazienti; c’è una macchina che gestisce a distanza sostanze pericolose o pesanti; c’è un software per la misurazione dell’impronta del carbonio. Sono alcuni dei progetti portati avanti dalle imprese che aderiscono al polo d’innovazione abruzzese chimico-farmaceutico Capitank che il 29 agosto si presenterà al Padiglione Italia dell’Expo di Milano con un forum dedicato alle Scienze della vita.
«In tre anni di attività abbiamo costruito un bagaglio significativo di attività grazie al mio predecessore Enrico Giaquinto e al direttore Ercole Cauti», spiega Edoardo Alesse, direttore del Dipartimento di Scienze cliniche applicate e biotecnologiche dell’Università dell’Aquila e presidente di Capitank dal luglio scorso. «E siamo cresciuti molto sul territorio costruendo una filiera nel settore chimico-farmaceutico che coinvolge grandi, piccole e medie imprese e spin off che hanno fatto sistema e generato frutti importanti, come progetti pilota, accordi di programma nazionali e regionali».
Aderiscono al polo colossi come Dompé, Menarini, Sanofi Aventis e Alfa Wassermann; l’Università dell'Aquila e di Chieti-Pescara, numerose imprese del settore chimico, biomedicale, farmaceutico, ambientale, informatico e tecnologico. Spiega il direttore Cauti: «In tre anni Capitank ha messo in piedi progetti che hanno comportato un investimento per 100 milioni di euro, all’interno di un settore, quello farmaceutico italiano, che dal 2010 a oggi ha registrato la più grande performance mondiale come crescita di esportazioni». Un settore che vede l’ Abruzzo protagonista: «Si sta creando un indotto che prima non c’era», aggiunge Cauti, «com’è successo per l’automotive. Abbiamo molte richieste di adesione a Capitank nel settore chimico- farmaceutico anche da parte di grandi aziende e abbiamo richieste da fuori regione che intendiamo accogliere, oltre all’avvio di partnership con università straniere nel settore biotecnologico, ambientale e dell’automazione per il miglioramento della vita».
Con la nuova presidenza Alesse, si tenterà anche di intensificare i rapporti con le università abruzzesi: «Io sono un professore universitario in un contesto dove predominano le attività aziendali», dice il presidente Alesse, «quindi ho accolto la mia nomina, fatta dalle aziende, come un segno importante di apertura nei confronti dell’accademia. Capitank è un luogo ideale dove si integrano vari interessi e attitudini, universi di diverse vocazioni, dalle biotecnologie all’ingegneristica, all’ambiente. E dove si incontrano differenti kwow-how. Il mio obiettivo è quello di costruire un luogo di confronto per far emergere idee originali e importanti dal punto di vista delle ricadute applicative. La ricerca di base e lo sviluppo sperimentale dovranno celebrare un connubio a vantaggio della regione, con ricadute che possano anche diffondersi fuori dal nostro territorio».
Un lavoro non facile perché, spiega il professor Alesse «l’università ha una maggiore vocazione nella ricerca di base» e fatica a dialogare con le imprese. Ma i tempi stanno cambiano e anche gli atenei devono adeguarsi, come accade già nei paesi più avanzati. «Abbiamo già programmato con il direttore Cauti incontri con le università», spiega il presidente di Capitank, «che come si sa oggi devono far fronte a difficoltà in termini di finanziamento. Noi vogliamo diventare una sponda importante per gli atenei, fare sinergia con l’università per diventare polo di attrazione di investimenti regionali, nazionali ed europei a beneficio dell’intero sistema, ammesso che l’università riesca a comprende come collocarsi».
«Con le università», aggiunge Cauti, «dobbiamo far nascere almeno dieci spin off e affiancare piccole imprese innovative alle grandi aziende. C'è bisogno che la scienza si metta in gioco per fare le cose che servono a noi ora, altrimenti le imprese quelle stesse innovazioni le comprano da un’altra parte. Oggi la competitività è elevatissima anche all'interno dello stesso gruppo, e la competitività la si fa crescendo con chi fa i servizi ad alto valore aggiunto».
Una delle frontiere su cui lavora Capitank è quella delle emissioni di carbonio attraverso la certificazione del carbon footprint, cioè la misurazione dell’emissione di carbonio “incorporato” nella produzione di un bene. «Questo argomento», dice Cauti, «ha avuto una forte accelerazione dopo l’accordo Usa-Cina e dopo le ultime dichiarazioni di Obama. Noi in tempi non sospetti con la Sanofi abbiamo fatto la certificazione del Maalox, unico farmaco al mondo certificato carbon footprint. Riteniamo che nei prossimi anni esporteremo la certificazione in altre aziende e in altri settori merceologici. Salvare l’ambiente non è solo difendersi da Ombrina».
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