Apnee notturne e aritmie: sì ai nuovi protocolli di cura

27 Novembre 2019

L’AQUILA . Due nuovi percorsi diagnostici e terapeutici, il primo per chi soffre della sindrome delle apnee ostruttive del sonno, il secondo per chi assume farmaci anti-coagulanti, e chi è affetto da...

L’AQUILA . Due nuovi percorsi diagnostici e terapeutici, il primo per chi soffre della sindrome delle apnee ostruttive del sonno, il secondo per chi assume farmaci anti-coagulanti, e chi è affetto da fibrillazione atriale (un disturbo del ritmo cardiaco). Ad approvarli, su proposta dell’assessore Nicoletta Verì, è stata la giunta regionale. La sindrome delle apnee ostruttive del sonno (Osas) è un disturbo respiratorio del sonno caratterizzato da episodi ripetuti di completa o parziale ostruzione delle vie aeree superiori, che possono portare a maggiore affaticamento durante il giorno, sonnolenza, deficit cognitivi, disturbi del sonno, depressione, impotenza, cefalea e vertigini. Inoltre può causare un aggravamento (oltre a essere un fattore di rischio) per diverse patologie, tra cui ipertensione e cardiopatie. L’assistenza ai pazienti sarà attuata attraverso la definizione di una rete assistenziale che assicuri interventi di prevenzione, diagnosi e cura, oltre che di supporto a pazienti e familiari. La rete si baserà su una stretta collaborazione tra medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, medico competente, ambulatori specialistici territoriali e ospedalieri, servizi e dipartimenti di prevenzione, favorendo una forte integrazione tra le diverse branche specialistiche coinvolte (pneumologia, neurologia, otorinolaringoiatria, odontoiatria, cardiologia e diabetologia, chirurgia maxillo-facciale, fisiatria, medicina della nutrizione). Analizzando le schede di dimissione ospedaliera, però, è possibile stimare per l’anno 2017 un numero di pazienti di poco inferiore ai 1500, con una prevalenza dei casi nella Asl di Pescara, seguita da quella di Lanciano-Vasto-Chieti. La fascia di età più colpita è quella tra 0 e 44 anni, con il 34 per cento dei casi. La fibrillazione atriale, invece, è una tachiaritmia sopraventicolare, che può presentarsi in varie forme. Si tratta di una patologia che può aumentare fino a 5 volte il rischio di ictus, con conseguenze più gravi sia in termini di mortalità che di invalidità residua. Il protocollo consente di uniformare il più possibile le modalità e l’efficacia delle cure prestate ai pazienti con fibrillazione atriale; ridurre i tempi di attivazione delle procedure e abbattere così le liste d’attesa. La realizzazione del percorso diagnostico-terapeutico, dunque, permetterà di definire un percorso di cura in grado di garantire una diagnosi precoce; integrare la pluralità degli interventi; garantire l’appropriatezza delle prestazioni; migliorare la qualità dell’assistenza. In Abruzzo la fibrillazione atriale riguarda 37mila persone. (c.s.)