Approvata la riforma dell’acqua: il taglio dei 6 gestori ora è legge

Abruzzo, il voto all’Emiciclo. Accordo tra centrodestra e opposizione: studio dell’Ersi dirà se ci saranno due aziende o una. Passa la proposta di Sospiri e Scoccia. L’acqua resterà pubblica e le società saranno più forti, ma i Comuni dovranno dimostrare di cambiare passo
L’AQUILA. I gestori dell’acqua d’Abruzzo – Aca, Ruzzo Reti, Gran Sasso acqua, Cam, Saca e Sasi – resteranno 6 ancora per poco, poi, saranno tagliati e diventeranno due oppure uno soltanto. Ieri, il consiglio regionale, con un accordo trasversale tra centrodestra di governo e opposizione, ha approvato il progetto di legge 72 presentato dal presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri di Forza Italia e dalla vice Marianna Scoccia (Noi Moderati) che riforma il servizio idrico. «Una storica riforma», esulta Sospiri, «l’acqua, che resterà pubblica, sarà gestita da società in house detenute dai Comuni che dovranno dimostrare di cambiare passo rispetto al passato». Il voto di ieri è la vittoria di Sospiri-Scoccia: «Sono soddisfatto di un lavoro intenso che è durato un anno», dice il presidente del consiglio, «fatto di grandi condivisioni e grandi confronti. Saremo molto più forti come società e ottimizzeremo i costi di gestione, lasciando la tariffa pressoché invariata e servirà prevalentemente per garantire i tanti investimenti necessari a ridurre le perdite e portare con nuove condotte l’acqua dove in alcuni periodi dell’anno non c’è».
I primi segnali dovrebbero esserci dopo il 2027 con la scadenza delle concessioni per 5 aziende su 6 (Aca, Ruzzo Reti, Cam, Saca e Sasi) e la conclusione nel 2031, quando cesserà anche la Gran Sasso acqua.
«È stato un atto di coraggio e responsabilità», dice il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio di Fratelli d’Italia, «mettersi alle spalle un fallimentare modello con 6 gestori e ridurne drasticamente il numero. L’Abruzzo è una Regione guida per la razionalizzazione dei gestori e ringrazio il presidente Sospiri che ha preso il toro per le corna. Adesso», prosegue Marsilio, «cercheremo di essere all’altezza di questo coraggio». Significa che il centrodestra dovrà difendere la sua riforma davanti alle articolazioni dello Stato che potrebbero dare uno stop: «Ascolteremo i pareri delle commissioni e lavoreremo con l’obiettivo di un modello di gestione difendibile a tutti i livelli», annuncia Marsilio che, in aula, ha lanciato stilettate al centrosinistra teramano, a partire dal sindaco Guido D’Alberto contrario a quella ipotesi di riforma.
Arrivare al sì non è stata una passeggiata e, alla fine, il peso politico del teramano Paolo Gatti di Fratelli d’Italia si è fatto sentire: la trattativa è andata avanti per ore, con tre sospensioni della seduta. L’accordo largo è stato raggiunto: si sono astenuti i consiglieri Luciano D’Amico del Patto per l’Abruzzo e Francesco Taglieri ed Erika Alessandrini del M5S mentre sono usciti dall’aula Sandro Mariani (Pd), protagonista di un atto d’accusa bipartisan (vedi articolo a destra), Dino Pepe (Pd) e Giovanni Cavallari (Abruzzo Insieme).
«Con questa legge», commenta Scoccia, «facciamo tesoro delle esperienze del passato e ridisegniamo l’architettura di uno dei servizi più importanti del nostro Abruzzo. Era arrivato il momento di intervenire con buon senso e responsabilità per garantire equità territoriale, eliminando le disparità di costo tra i comuni interni e la costa».
La legge approvata dice che l’ipotesi dei 4 sub-ambiti provinciali è scartata: adesso la scelta è tra due sub-ambiti oppure un gestore unico e sarà affidata a uno studio tecnico dell’Ersi (Ente regionale servizio idrico) che poi passerà al voto delle commissioni consiliari competenti e, infine, alla giunta Marsilio per il via libera politico e definitivo.
«Una riforma epocale», afferma il capogruppo FdI Massimo Verrecchia, «una riforma all’avanguardia, che pone l’Abruzzo al passo con le migliori pratiche nazionali e internazionali. Un nuovo sistema che garantirà una gestione più efficiente, sostenibile e innovativa delle nostre risorse idriche, a beneficio di tutti i cittadini e nel rispetto delle esigenze dei territori. Mettere l’accento sull’importanza dell’acqua significa guardare al futuro della nostra regione e affrontare con responsabilità temi cruciali come la sostenibilità e la tutela dell’ambiente. Questa riforma non è solo un traguardo locale ma un modello che può rendere l’Abruzzo un punto di riferimento su scala nazionale per l’approccio integrato e innovativo alla gestione delle risorse idriche».
«La salvaguardia e la difesa della gestione pubblica sono la nostra priorità e siamo soddisfatti del risultato ottenuto», commentano il capogruppo della Lega Vincenzo D’Incecco e la consigliera Carla Mannetti.
Rispetto all’accordo raggiunto nei giorni scorsi all’interno della commissione congiunta Bilancio-Territorio, qualcosa è cambiato e non poco: «Riteniamo significativo l’inserimento dell’acquisizione del parere del Cal (Consiglio autonomie locali) e il rafforzamento della rappresentanza dei territori, anche attraverso l’eliminazione della soglia di sbarramento che avrebbe penalizzato i comuni sotto i tremila abitanti», commentano i consiglieri di opposizione del Patto per l’Abruzzo, «dopo l’approvazione del consiglio regionale, la proposta dell’Ersi sui sub-ambiti tornerà nelle commissioni competenti per un parere obbligatorio al fine di arrivare a un testo il più possibile condiviso e trasparente». È passato anche un emendamento dei consiglieri Pd Antonio Blasioli e Silvio Paolucci «a tutela del personale delle società che gestiscono il servizio idrico. La salvaguardia dei livelli occupazionali», dicono i Dem, «è da sempre una nostra priorità politica e anche in occasione della discussione sulla riforma del sistema idrico abbiamo ritenuto fondamentale garantire certezze ai lavoratori».

