Assunzioni in cambio di appalti: nove a giudizio

Inchiesta “Caligola”: tra gli imputati Quarta, la Andreola e Cesarone Si dovranno difendere dalle accuse di corruzione. Scagionato Notarangelo
L’AQUILA. Commesse pubbliche affidate dalla Regione in cambio di contropartite economiche che consistevano in contratti di consulenza e assunzioni clientelari.
Questo è, secondo le tesi dell'accusa, il cuore dell’inchiesta «Caligola», che si era concentrata, in particolare, sull’aggiudicazione a favore della società «Ecosfera» di una gara pubblica per «l’affidamento in appalto del servizio di valutazione in itinere del programma di cooperazione transfrontaliera Ipa Adriatico 2007-2013». Una vicenda che quando venne alla luce con alcuni arresti fatti dalla squadra mobile di Pescara destò scalpore.
Ieri la fase preliminare si è conclusa con un provvedimento che va in direzione delle richieste della procura distrettuale.
Il giudice per le udienze preliminari del tribunale dell’Aquila, ha infatti mandato a giudizio nove persone accusate di corruzione.
Si tratta di Duilio Gruttadauria, presidente del consiglio d’amministrazione e socio della società Ecosfera; la moglie Anna Maria Teodoro, socio Ecosfera; Lamberto Quarta, consulente della stessa società; Giovanna Andreola, detta Vanna, già dirigente del servizio Attività internazionali presso la Regione Abruzzo ed ex capo del settore Stampa; il marito Michele Galdi, consulente di due società che, secondo i pm, possono essere ricondotte a Ecosfera; Corrado Troiano, socio della società Cyborg Srl; Mario Gay, vice presidente dell’Osservatorio interregionale cooperazione sviluppo (Oics) che ha sede a Roma; Camillo Cesarone, ex sindacalista ed ex capogruppo del Pd in Consiglio regionale; Domenico Peca, ritenuto prestanome per alcune attività di Ecosfera.
Prosciolto Bernardo Notarangelo, già presidente della commissione di gara relativa all’appalto contestato dalle indagini. Del resto nei suoi confronti era stata la stessa procura a chiedere il non luogo a procedere.
In precedenza nella vicenda era stato coinvolto anche l’attuale presidente della giunta regionale Luciano D’Alfonso il quale poco prima delle elezioni regionali fu del tutto scagionato dopo un rito abbreviato. L'inchiesta si chiama Caligola, prendendo in prestito un'intercettazione di Gruttadauria: «Il potere è imporre come senatore un cavallo». È lo stesso Gruttadauria in intercettazioni-confessioni, per l'accusa, a parlare di reati: «È proprio il cavallo di Caligola... cioè, io te lo metto lì perché io comando». Lo stesso Gruttadauria che, in uno sfogo con la moglie, disse: «Io, veramente, passo dalla mattina alla sera a fare cose che sono contro la legge». E ancora: «Io vado a Milano? Cosa faccio? Vedere se si può parlare, se si può convincere e coinvolgere il responsabile dell'Expò... vedere... tutti reati, tutti reati?». Il processo, per fatti che si riferiscono a oltre 4 anni fa, si svolgerà da maggio 2016 davanti al tribunale dell’Aquila in composizione collegiale. Va da se che gli imputati hanno sempre respinto le accuse.
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