Aumentano i ricoveri nelle cliniche private ma non per i casi gravi

9 Giugno 2016

Sanità, la degenza media negli ospedali rimane più alta Muraglia: c’è maggiore complementarietà, non è un difetto

PESCARA. La Sanità in Abruzzo è sempre più mista pubblico-privata, con i pazienti che scelgono di farsi curare nelle strutture private per patologie legate, ad esempio, a malattie e disfunzioni dell'apparato muscolo-scheletrico, mentre, per quanto riguarda i problemi relativi all'apparato cardiocircolatorio, decidono maggiormente per le strutture pubbliche.

È il dato più evidente che emerge dal rapporto annuale sulla produzione ospedaliera della Regione, relativamente al 2015. Se da un lato i ricoveri nelle dieci cliniche private abruzzesi è aumentato dai 35.417 del 2014 ai 36.247 ingressi dello scorso anno, dall'altro il numero dei ricoveri è invece diminuito nei 18 ospedali pubblici: dai 177.458, infatti, del 2014 si è passati ai 165.246 ricoveri dello scorso anno.

Dai dati, ora pubblicati sul sito internet della Regione, si evidenzia una sorta di «complementarietà», come la definisce il direttore del dipartimento regionale Salute e welfare, Angelo Muraglia. «È un bene per tutti, orientare i cittadini in questo senso», spiega nel commentare l'indagine, «perché significa diversificare le competenze tra i due tipi di strutture. La complementarietà, che non è un difetto», rimarca Muraglia, «ma una virtù, dice anche chi sa intervenire meglio, in un certo ambito, e chi meglio in un certo altro ambito».

E così, in un contesto di spesa sanitaria rimasta pressoché invariata, tra il 2014 e il 2015, ammontante a circa 2 miliardi e 300 milioni, e con un numero di ricoveri totali che scende dai 177.458 del 2014, ai 165.246 del 2015, i pazienti abruzzesi hanno scelto di farsi curare le acuzie cardiovascolari, nel 2015, o di farsi controllare l'apparato respiratorio, preferibilmente negli ospedali pubblici, mentre si sono rivolti alle case di cure private principalmente per curarsi un'ernia del disco, o comunque ciò che è legato all'apparato muscolo-scheletrico e all'ortopedia in generale.

I numeri dicono anche che nelle case di cure private per problemi legati all'apparato cardiovascolare, l'anno scorso sono andati “solo” in 2.996, a fronte dei 18.221 che si sono invece recati, per gli stessi problemi, negli ospedali pubblici. Un dato, quello sui ricoveri per problemi legati all'apparato muscolo-scheletrico nelle cliniche private – comunque inferiore al numero dei pazienti che per le stesse acuzie si sono presentati nelle strutture pubbliche l'anno scorso, 11.529 – che si giustifica, secondo Muraglia, «per il minor tempo che si impiega, per queste problematiche, nelle case di cura private. Anche se, sotto questo aspetto», sottolinea il direttore del dipartimento regionale Salute e welfare, «stiamo lavorando per un miglioramento anche nel pubblico».

Lo screening sui ricoveri mette in evidenza che la degenza media, nelle strutture pubbliche, nel 2015 è stata di 7 giorni, mentre, in quelle private, di 5,9.

Altro dato che emerge è l'età media dei ricoverati: in questo caso si nota come gli anziani siano maggiormente indirizzati verso il privato. Nelle strutture pubbliche l'età media è di 53 anni, mentre in quelle private è di 62.

Ma una differenza tra i ricoveri negli ospedali pubblici e in quelli privati si riscontra pure sulla percentuale di “rischio inappropriatezza” dei ricoveri.

Se l'anno scorso nel settore pubblico questo indice che misura la possibilità di ricovero inopportuno (non è detto che un malato di diabete, ad esempio, vada necessariamente ricoverato, se ad esso non si associano altre problematiche) si è attestato sul 14%, nelle strutture private si è confermata la percentuale del 2014: il 21%.

Un altro aspetto riguarda i ricoveri ordinari acuti, che indica che nel 2015 sono state 12.407 le donne che si sono rivolte all’ospedale per gravidanze, parti e perpueri. Un dato in linea, anche se leggermente più basso, con quello registrato nel 2014, quando, per gli stessi motivi, furono 12.798 le donne che vennero ricoverate negli ospedali .

Vito de Luca

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