Automotive, c’è Ranalli Di Lorenzo passa la mano

2 Ottobre 2014

SANTA MARIA IMBARO. «Non mi definirei il Renzi dell'industria. Non sono un giocatore di poker, mi assumo sempre il rischio di impresa». Quarantacinque anni, 4 figli, imprenditore e presidente di...

SANTA MARIA IMBARO. «Non mi definirei il Renzi dell'industria. Non sono un giocatore di poker, mi assumo sempre il rischio di impresa». Quarantacinque anni, 4 figli, imprenditore e presidente di Tecnomatic group, una delle aziende più promettenti del panorama automotive che realizza e progetta processi produttivi e componentistica per auto esportando il 98% dei prodotti e con 26milioni e 700mila euro di ricavi solo lo scorso anno, Giuseppe Ranalli è il nuovo presidente dello Iam, società consortile Innovazione Automotive e Metalmeccanica. Succede a Silvio Di Lorenzo, di cui ha «massima stima del lavoro svolto finora a capo dello Iam». «Non so nulla delle faccende interne alla Honda», spiega, «per come lo conosco so che ha lavorato sempre con tenacia e passione per lo sviluppo del territorio. Credo sia infantile pensare che la vicenda Honda pregiudichi in qualche modo il rapporto con lo Iam e il Campus automotive; anche se la Honda ad oggi è una fabbrica-cacciavite, dato che ha smantellato completamente la sua produzione in Val di Sangro, l'auspicio è che resti sempre un interlocutore autorevole e propositivo».

Vice presidente dello Iam è stato eletto Massimo Casali di Fiat Spa. Del consiglio di amministrazione fanno parte anche Gilberto Candeloro (Imm Hydraulics), Leo Franchi (Fontecal), Marco Mari (Denso), Francesco Parasiliti (Università dell’Aquila) e Nello Rapini (Honda). Una squadra che lavorerà per aumentare la competitività dell'Abruzzo nel settore automotive.

«La rivoluzione è già iniziata», spiega Ranalli, «non saprei come definire il fatto che, in tempo di crisi, ben 52 aziende del territorio, solo per i progetti regionali, abbiano lavorato fianco a fianco con le università, producendo idee e innovazione prima ancora che prodotti. La “valle della morte” dei capannoni, la logica dell'assistenzialismo, il fatto di pensare al proprio orticello sono cose che abbiamo già superato. Adesso è il momento di lavorare in ottica internazionale, competere accanto agli altri Poli di innovazione, guardare oltre i nostri confini».

Il patto con Fiat, attraverso la Sevel e i progetti innovativi che si stanno sviluppando attorno al Ducato, è sempre più saldo. «Il fatto che si possa colloquiare con Chrysler attraverso la Fiat non è cosa da poco», considera Ranalli, «significa che quei 700milioni di investimento annunciati da Marchionne avranno vita lunga sul territorio».

Importante è anche attrarre la cosiddetta "filiera dei trasformatori". «Il Ducato è il veicolo commerciale più venduto, ma anche quello più soggetto a trasformazioni: può diventare ambulanza, camper, mezzo militare», spiega il neo presidente Iam , «l'obiettivo è far arrivare queste fabbriche qui, nello stesso territorio da cui esce il Ducato». «Dalla politica», conclude Ranalli, «non mi sono mai aspettato nulla. Ma credo sia fondamentale il dialogo e che gli imprenditori tornino a fare gli imprenditori e i politici stiano lontani dagli affari. La politica deve ascoltare il territorio, capire seriamente i suoi bisogni e stabilire le priorità».

Daria De Laurentiis

©RIPRODUZIONE RISERVATA